Diario terapeutico

 



Ricordi quando eri piccola e tenevi un diario in cui scrivere i tuoi segreti e, magari, tra una pagina e l’altra incollavi le foto dell’attore o del cantante che ti piaceva tanto? Magari hai conosciuto anche lo scotto di aver sorpreso tua madre a leggerlo o aver scoperto, dalle sue parole, che aveva infranto il sacro vincolo della privacy (care mamme, non si fa!🧘‍♀️).

Probabilmente senza troppa consapevolezza, ma stavi facendo con te stessa una delle cose più sane che si possano fare: ti stavi dando la possibilità di narrarti, di scrivere di te.

Poi si cresce e, spesso, ci si dimentica di avere a disposizione questo meraviglioso strumento.

Scrivere di se stessi, a se stessi, è 
▪️un modo funzionale per fare amicizia con il proprio mondo interiore
▪️uno spazio privilegiato di ascolto interiore
▪️un’opportunità di confronto con la propria realtà e con la propria lettura del mondo.

Suggerisco molto spesso -come compito a casa- l’uso della scrittura alle persone che seguo, perché 
▪️affianca la relazione di aiuto
▪️fa da ponte, da complemento e integrazione tra gli incontri
▪️educa ad avere un appuntamento con se stessi
▪️favorisce l’assunzione di responsabilità sul proprio cambiamento 
▪️facilita un contatto rispettoso e costruttivo

Nello spazio narrativo del diario, oltre alla narrazione dei fatti così come sono stati vissuti, è possibile mette in gioco la propria parte creativa e inserire un lieto fine realistico a ciò che si sta vivendo, costruito sul momento. 
Questo permette di ottenere diversi vantaggi:
spostarti dal problema e investire le energie per narrare qualcosa che abbia un valore positivo per te stessa.
metterlo nero su bianco permette di esprimere il proprio bisogno in modo più definito
immaginare un lieto fine, inoltre, ti permette anche di realizzare interiormente cosa vorresti davvero che accadesse e questo permette di canalizzare al meglio le proprie risorse affinché si realizzi sul serio. 
Non abbiamo il potere di ottenere sempre tutto ciò che vogliamo, se quello che desideriamo non dipende solo da noi, tuttavia -e questo è un altro vantaggio- 
aver investito tempo ed energie in modo propositivo, per realizzare la propria rappresentazione, aumenta il senso di potere e agentività (empowerment e agency) sulla propria vita. 

 

Ti dirò di più.
Mi è capitato di veder demonizzare la condivisione delle citazioni. 
Per quanto mi riguarda, ho sempre vissuto lo spazio dato alle citazioni come un modo per valorizzare la bellezza del pensiero altrui, riconoscerne il valore e condividerlo. 
Questo per dire che non esiste un solo modo di condividere frasi, così come non esiste un’unica motivazione universale a sostegno di questa scelta.

Trascrivere sul diario, una citazione, un passo, un dialogo, una poesia…..
può essere un modo per iniziare a familiarizzare con te stesso, a partire dalle riflessioni, emozioni, sensazioni.. che sperimenti al cospetto di quelle frasi, che ti colpiscono al punto da condividerle.

Fare ciò non ti sottrae alla possibilità di narrare te stesso, anzi… anche quello è un modo di parlare di te ed è un modo per rompere il ghiaccio: quando sai cogliere un particolare significato o sensibilità o intuizione… altrui, probabilmente sei altrettanto in grado di formularne: è sufficiente, a quel punto, darti la possibilità di ascoltarti e dar voce alla tua interiorità.

Semplicemente, non perderti l’opportunità di dirlo anche a parole tue, regalati la possibilità di raccontarti, provaci, poi sta a te decidere se quello che emerge e prende forma merita condivisione o la più intima discrezione.

 

Con questo articolo, mi rivolgo a te, collega, che puoi farne uso nel tuo lavoro e, perché no, anche nel privato.
E mi rivolgo a te che, pur non occupandoti di Psicologia, puoi iniziare ad aver voglia di occuparti di te stesso.

In galleria trovi tutti i suggerimenti per un uso terapeutico della scrittura

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