Errori e orrori ne “La professione di Psicologo”

Segue il testo LA PROFESSIONE DI PSICOLOGO: DECLARATORIA, ELEMENTI CARATTERIZZANTIED ATTI TIPICI – ELEMENTI GENERALI pubblicato dal CNOP –  Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi il 5 Giugno 2015.

Le parti in ROSSO sono miei commenti personali di critica e riflessione.


La psicologia è la disciplina scientifica che studia i processi mentali, il comportamento e le relazioni che ne derivano. Lo psicologo è il professionista che interviene all’interno dei contesti (individuali, interpersonali, sociali, istituzionali e in ambito lavorativo) tramite l’utilizzo di strumenti e tecniche che hanno il loro fondamento in teorie, costrutti e modelli psicologici condivisi dalla comunità scientifica. Lo psicologo opera al fine di conoscere, migliorare e tutelare il benessere psicologico e la salute nelle persone, famiglie, comunità e organizzazioni sociali e lavorative. La competenza dello psicologo ad intervenire è pertanto una competenza specifica, ma trasversale, che consente di connettere la prassi professionale alla domanda della committenza.

ATTIVITÀ CARATTERIZZANTI LA PROFESSIONE DELLO PSICOLOGO (Legge 18/02/1989, n. 56)

La professione di psicologo è ordinata dalla Legge18/02/1989, n. 56, ed è disciplinata dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. L’articolo 1 definisce gli ambiti e le modalità di intervento:

“La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-­‐riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”.

L’articolo 2 definisce i requisiti per l’accesso: “Per esercitare la professione di psicologo è necessario aver conseguito l’abilitazione in psicologia mediante l’esame di Stato ed essere iscritto nell’apposito albo professionale. Sono ammessi all’esame di Stato i laureati in psicologia che siano in possesso di adeguata documentazione attestante l’effettuazione di un tirocinio pratico”.

PREVENZIONE. La prevenzione, intesa anche come atto valutativo di situazioni di rischio, comprende tutte quelle attività finalizzate a sensibilizzare, educare, informare ed anticipare atteggiamenti, comportamenti e condotte a rischio o da perseguire.

In letteratura sanitaria si distinguono tre livelli di prevenzione; livelli che il CNOP sembra disconoscere o non prendere in seria considerazione dando un’immagine della prevenzione non completa o stereotipata.

  • prevenzione primaria: qualsiasi intervento socio-sanitario finalizzato a ostacolare, impedire la comparsa di sintomi di disagio o di malattia
  • prevenzione secondaria: qualsiasi intervento socio-sanitario finalizzato a impedire lo sviluppo o cronicizzazione di un disagio o una malattia già presente seppur in forma  non clinicamente significativa.
  • prevenzione terziaria: qualsiasi intervento socio-sanitario finalizzato all’evitamento delle recidive e/o al recupero di una vita sana e gratificante dopo che la fase patologica o di forte sofferenza è stata superata.

Tra le attività di prevenzione che caratterizzano l’intervento psicologico rientrano la promozione del benessere individuale, collettivo, sociale e lavorativo entro processi di sviluppo della convivenza e della qualità della vita, la promozione della salute e di modifica dei comportamenti a rischio. La caratteristica specifica che definisce la prevenzione psicologica è l’intervento sugli aspetti rappresentativi, ideativi, emozionali -­ consapevoli e non – che influenzano l’agire umano.

Questa ultima frase mette in evidenza come lo psicologo, a prescindere dal fatto che sia anche psicoterapeuta, possa lavorare sui contenuti inconsci della mente. Su questo punto esprimo tutto il mio accordo.

DIAGNOSI La diagnosi psicologica è l’atto tipico di indagine e valutazione, conoscitivo e comunicativo, in risposta ad una domanda, che si avvale di modelli teorici di riferimento dei processi mentali, del comportamento e della relazione. Al fine di poter definire un processo diagnostico, lo psicologo si avvale del colloquio psicologico e del proprio strumentario psicodiagnostico (test e altri strumenti standardizzati), d’uso esclusivo, per l’analisi del comportamento, dei processi cognitivi e intrapsichici, delle opinioni e degli atteggiamenti, dei bisogni e delle motivazioni, dell’interazione sociale, dell’idoneità psicologica a specifici compiti e condizioni.

ABILITAZIONE -­‐RIABILITAZIONE: Conseguenza dell’azione diagnostica, è la definizione del piano di trattamento, inteso come percorso di abilitazione e di riabilitazione,

Qui si mette in evidenza, come è giusto che sia, il fatto che il termine “trattamento” non equivale alla parola “psicoterapia”. In letteratura le voci “trattamento”, “cura” e “terapia” sono usate come sinonimi e vengono adoperate sia per indicare la psicoterapia che tutte le attività di sostegno, prevenzione e abilitazione-riabilitazione.

Un altro punto che merita di essere attenzionato è il fatto che le attività di abilitazione-riabilitazione seguono l’iter diagnostico. Questo è un concetto che io in quanto amministratore di PNP ho sempre ribadito con fermezza: sono terapie (preventiva, supportiva e abilitativo-riabilitativa) tutte quelle attività che seguono una diagnosi, intesa come processo di conoscenza e valutazione piuttosto che mera attribuzione di un’etichetta.

e che comprende tutte le attività volte a promuovere benessere, sviluppo e mantenimento della salute individuale, di coppia, di gruppo, e nelle istituzioni.

Qui il CNOP per furbizia o per grave dimenticanza omette una parola tanto cara al mondo delle attività di abilitazione-riabilitazione: la parola RECUPERO/RECOVERY che in letteratura giuridico-sanitaria indica la terza finalità delle attività terapeutico-sanitarie insieme al mantenimento e alla promozione della salute; ma don’t panic, il CNOP la utilizzerà sotto.

Il benessere psicologico è inteso come uno stato di equilibrio fra la persona -­‐con i suoi bisogni e le sue risorse -­‐e le richieste dell’ambiente in cui vive. Esso rappresenta una condizione dinamica, in continuo mutamento e riadattamento, il cui equilibrio non è dato a priori, ma costruito ogni volta, in relazione al contesto socioculturale in cui si è inseriti. La riabilitazione psicologica, di tipo anche cognitivo­‐funzionale, si avvale di tecniche mutuate da teorie e modelli psicologici e comprende tutte quelle attività finalizzate ad una reintegrazione e recupero di abilità o competenze che hanno subito una modificazione, un deterioramento o una perdita o la compensazione, nei casi in cui non sia possibile il recupero.L’azione riabilitativa è volta a recuperare le capacità e/o le competenze della persona, del gruppo o dell’istituzione, attraverso tecniche che prevedono un percorso di valutazione psicologica e di assessmente consulenza.Rientrano in questo ambito l’attuazione di interventi per la riabilitazione e rieducazione funzionale e integrazione sociale di soggetti con disabilità pratiche, disturbi cognitivi e dell’apprendimento compresi nella definizione di DSA, di deficit neuropsicologici a seguito di malattie degenerative, disturbi psichiatrici o con dipendenza da sostanze.

Qui si mette in evidenza il fatto che lo psicologo può lavorare anche nelle aree della psicopatologia. Qualcosa però non mi convince: il fatto che in questo testo  si parli solo di recupero di abilità e competenza senza fare alcun accenno al recupero del funziomento mentale, psicofisico e relazionale. Sembra un piccolo dettaglio ma anche i dettagli a volte fanno la differenza. Questa descrizione non mette in evidenza il fatto che la riabilitazione, in tutte le professioni sanitarie, è anche il recupero della salute, la cura dei disturbi funzionali: tutti i professionisti sanitari curano i disturbi che sono oggetto di studio nel proprio percorso universitario di formazione. Che ci vuole a dire che lo sviluppo di abilità e competenze corriponde anche alla cura della psicopatologia? Il coraggio di affermarlo! 

SOSTEGNO. Il sostegno psicologico è una funzione di tipo supportivo alla tenuta delle condizioni di benessere della persona, del gruppo o di una istituzione. Il sostegno psicologico si realizza quindi in tutti quei casi entro i quali si ritiene opportuno garantire continuità e contenimento ad una data condizione. Il sostegno psicologico può ad esempio seguire ad un intervento riabilitativo con il fine di rinforzare, solidificare, i risultati ottenuti; ed è opportuno in quelle condizioni irreversibili e/o croniche entro le quali svolge una importante funzione di contenimento e tutela (si pensi ad es. alle patologie degenerative), anche per coloro che le vivono indirettamente.Il sostegno psicologico è un intervento il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita dell’individuoe degli equilibri adattivi in tutte le situazioni (di salute e di malattia), nelle quali ciò si rileva opportuno, sviluppando e potenziando i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione, e che necessita della stesura del bilancio delle disabilità, delle risorse, dei bisogni e delle aspettative del soggetto, nonché delle richieste e delle risorse dell’ambiente. Il sostegno psicologico realizza interventi diretti e mirati ad ottimizzare ogni tipo di relazione affettiva, adeguando la percezione del carico delle responsabilità e sviluppando le reti di sostegno e di aiuto nelle situazioni di disabilità o disagio psichico.

Il fatto che si ponga qui l’attenzione sul concetto di contenimento è una cosa alquanto saggia e rafforza la mia convinzione che non vi sia alcuna distinzione tra sostegno psicologico (o terapia di sostegno) e psicoterapia di sostegno. In entrambi i casi si sostiene e si contiene una condizione di salute precaria o cronica.

CONSULENZA PSICOLOGICA (O COUNSELING). La consulenza psicologica (o counseling)…

ERRORE MADORNALE E IMPERDONABILE PER UN ORDINE PROFESSIONALE. CONSULENZA PSICOLOGICA E COUNSELLING NON SONO LA STESSA COSA!!! CHIARIAMO E AFFERMIAMO LA VERITA’.

La consulenza è la risposta esperta di un professionista a una domanda/richiesta di un consultante. Può consistere in mere attività di diagnosi/valutazione ma anche in interventi di tipo sanitario o non sanitario. Se coincide con un intervento di natura terapeutica prende il nome di terapia o consulenza terapeutica.

In base alla legge 56/89 la consulenza dello psicologo è riconducibile alla diagnosi, alla prevenzione, alle attività di abilitazione-riabilitazione, al sostegno e alla psicoterapia.

Il counseling è una particolare forma di consulenza di natura psicologica che nel mondo esattamente come la psicoterapia può essere svolta anche da non psicologi. Sì, il counselling e la psicoterapia sono spesso svolte anche da non psicologi! E molto spesso i due termini vengono usati come sinonimi o per indicare piu genericamente qualsiasi intervento, sanitario o non sanitario, – cioè condotto da un professionista sanitario o non sanitario – volto al mantenimento, al recupero e alla promozione della salute.

Il fatto che si voglia far coincidere pienamente il counseling con la consulenza psicologica (diagnosi, prevenzione, abilitazione-riabilitazione, psicoterapia – se effettuta da uno psicologo, medica se effettuta da un medico) ha una forte valenza politica e corporativistica che in questa sede non intendo approfondire.

Rimane il fatto, giusto o non giusto, bello o non bello, benefico o non benefico, che il counseling psicologico nel mondo esiste come attività professionale che tocca il mondo degli psicologi ma che non lo riguarda pienamente e fino in fondo (esattamente come avviene con la psicoterapia!)

…comprende tutte le attività caratterizzanti la professione psicologica, e cioè l’ascolto, la definizione del problema e la valutazione, l’empowerment, necessari alla formulazione dell’eventuale, successiva,diagnosi. Lo scopo è quello di sostenere, motivare, abilitare o riabilitare il soggetto, all’interno della propria rete affettiva, relazionale e valoriale, al fine anche di esplorare difficoltà relative a processi evolutivi o involutivi, fasi di transizione e stati di crisi anche legati ai cicli di vita, rinforzando capacità di scelta, di problem solving o di cambiamento.

Praticamente sembra che la consulenza psicologica (o counselling) per il CNOP coincida unicamente con gli atti tipici dello psicologo. E per certi aspetti sarebbe anche vero qualora con l’aggettivo “psicologico” ci riferissimo alle attività dello PSICOLOGO.

Ma se con “psicologico” ci riferiamo anche alla natura “psicologica” della prestazione professionale, la locuzione “consulenza psicologica” dovrebbe riguardare anche la psicoterapia, trattandosi di una espressione generale che ha connotazione più di carattere economico-commerciale che scientifico-sanitario.

Il concetto di consulenza, lo ribadisco, indica la prestazione professionale che un professionista rivolge ad un committente che pone una domanda o una richiesta. In questa accezione anche la psicoterapia nella misura in cui risponde ad una domanda è una vera e propria consulenza: anche lo psicoterapeuta risponde alle richieste del paziente chiedendo un compenso per la sua prestazione intellettuale.

PSICOTERAPIA: L’attività di psicoterapia è rivolta alla risoluzione dei sintomi, e delle loro cause, conseguenti a psicopatologia, disadattamenti, sofferenza.L’attività di psicoterapia è esercitata dal medico o dallo psicologo che sono in possesso della idonea specializzazione, di durata almeno quadriennale (L. 56/89, art. 3): si tratta quindi di atto tipico ed esclusivodello psicologo e del medico.

Questa descrizione in sè corretta se contestualizzata all’interno dell’intero documento del CNOP puzza di visione psicoterapeuticocentrica della cura.

Trattasi dell’ennesima affermazione di un Ordine incapace di tutelare seriamente il ruolo terapeutico dello psicologo.

Forse uno psicologo non psicoterapeuta non si occupa anch’egli di disadattamento, sofferenza e psicopatologia?

Ma cosa potevamo aspettarci noi psicologi non psicoterapeuti da un gruppo di lavoro, quello che ha portato alla pubblicazione di questo documento con un altissimo livello di psicoterapeuticità?

Enrico Rizzo – Psicologo – Palermo

 

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