Lo psicologo (basi comuni)

Dopo la prima bozza di qualche mese fa, ripropongo una versione modificata e aggiornata. Sempre di bozza si tratta, sempre aperta a modifiche.

Tentativo di esposizione di una serie di temi ricorrenti, spesso causa di confronti, discussioni, fraintendimenti, polemiche, contrasti. Chi ne ha voglia può commentare e proporre correzioni, modifiche, integrazioni, approfondimenti, sintesi, per arrivare insieme a una versione condivisa.

L’intenzione è che sia condiviso da TUTTI: NESSUNA OPINIONE PERSONALE (che potrà ovviamente essere espressa e oggetto di discussione in altri post e commenti del gruppo) ma solo FATTI, INFORMAZIONI, DATI OGGETTIVI. Qualsiasi critica in opposizione al contenuto è comunque benvenuta, se argomentata. Una volta accettato e condiviso, potrebbe diventare un documento “in comune”, per essere consultato da vecchi e soprattutto nuovi partecipanti, da cui copiare e incollare stralci in qualsiasi discussione.

LA PSICOLOGIA La psicologia, in estrema sintesi, studia la psiche, l’insieme delle funzioni psichiche, dei processi mentali (emotivi/cognitivi/comportamentali/relazionali). È una disciplina scientifica spesso definita “soft”, in contrapposizione alle discipline scientifiche “hard”, come le scienze naturali, fisica, chimica, biologia ecc. Quando anche nella ricerca psicologica si riesce ad adottare il più rigorosamente possibile il metodo scientifico, allora si può definire una scienza a tutti gli effetti. Ma quasi mai è così. In realtà deriva dall’incontro fra filosofia, sociologia, antropologia, medicina, scienze naturali, e a queste spesso torna. Quindi è scientifica ma anche umanistica, sociale, è del tutto ibrida soprattutto in ambito relazionale e quando si tratta di fare “terapia”, qualsiasi cosa questa parola significhi (vedi sotto). – Le conoscenze psicologiche sono patrimonio dell’umanità, possono essere insegnate, apprese e applicate da CHIUNQUE in qualunque momento della vita (genitori, insegnanti, commessi, attori, parrucchieri, pubblicitari, ecc.). – La competenze psicologiche, la psicologia professionale, sono altro e devono essere applicate da un professionista (lo psicologo).

LO PSICOLOGO Nonostante l’etimologia possa far pensare che lo psico-logo sia solo lo “studioso” della mente (il cardio-logo non è solo lo “studioso” del cuore, ecc.) è invece, secondo la legge italiana, il professionista che INTERVIENE: che UTILIZZA gli “strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità”. Si occupa anche di “sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito” (Art. 1 legge 56/89). http://www.gazzettaufficiale.it/eli/…/1989/02/24/089G0090/sg

– Questo primo articolo della legge menziona ma NON DEFINISCE in alcun modo né gli strumenti né gli scopi. Questo dovrebbe spettare agli organi competenti (CNOP) e all’interpretazione dei giudici in caso di procedimenti.

– Come in ogni legge, le attività vietate si possono menzionare esplicitamente (in questo caso NESSUNA) o si possono desumere (tutto ciò che NON è ambito psicologico); ma certo non si menzionano TUTTE le attività permesse. Tutto ciò che non è menzionato non significa che sia vietato. Il fatto che i termini “Cura” o “Terapia” non siano menzionati nella legge non ha alcun valore, non significa che sia vietato usarli perché non sono presenti, come ancora molti si ostinano ad affermare. Anzi, è proprio il contrario: nell’ordinamento italiano, per il “Principio di Legalità”: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Principio_di_legalità_penale, CIÒ CHE NON È VIETATO, È PERMESSO. Lo dice l’art. 1 del Codice Penale: https://www.laleggepertutti.it/…/art-1-codice-penale-reati-…. E lo dice la Costituzione Italiana: http://www.jus.unitn.it/cardozo/obiter_dictum/cost/art25.htm. Nell’art. 1 della 56/89 non è del resto presente nemmeno il termine “Consulenza”, eppure non è certamente vietato usarlo. Anzi, per volontà politico-professionale è stato inserito ufficialmente fra gli atti tipici nella Declaratoria 2015 del CNOP.

– Allo stesso modo, per fare qualche esempio, non sono presenti termini come “Trattamento”, “Conduzione”, “Assistenza”, “Mediazione”, “Colloquio”, “Supervisione”, “Certificazione”, “Valutazione”, “Programmazione”, “Progettazione”, “Rieducazione funzionale”, “Gestione delle risorse umane”, “Esame psicoattitudinale”, ecc., tutte attività dello psicologo, termini PRESENTI NEL NOMENCLATORE (in cui su 55 tipi di attività, 52 sono dello psicologo e solo 3 esclusive dello psicoterapeuta). Se il CNOP ne avesse la volontà, potrebbe tranquillamente inserire anche i termini Cura o Terapia (comunque menzionati sia nel Nomenclatore sia nel Codice Deontologico). Ciò che conta, in ogni caso, è che né nella legge né in alcun documento ufficiale di alcun tipo esiste il DIVIETO di usare questi termini da parte dello psicologo. E se non è vietato, è permesso. L’importante è capire che il concetto di cura o terapia (sinonimi in ambito sanitario/clinico) è sovraordinato rispetto a quello di psicoterapia. Tra i diversi tipi di terapia, c’è ANCHE la psicoterapia.

– Lo Psicologo usa “TUTTI gli STRUMENTI e le TECNICHE CONOSCITIVE E DI INTERVENTO relative a processi psichici (relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali) BASATI sull’APPLICAZIONE di PRINCIPI, CONOSCENZE, MODELLI O COSTRUTTI PSICOLOGICI”. (art. 21 Codice Deontologico) http://www.psy.it/codice-deontologico-degli-psicologi-itali…

– Il codice non si limita a dire che lo psicologo PUÒ usare, ma che “sono SPECIFICI della professione di psicologo TUTTI gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento. Chiarisce su cosa sono basati questi strumenti: sull’applicazione di principi, conoscenze, MODELLI o costrutti psicologici”. Conoscenze e competenze. Sapere e saper fare. Quello che non è chiaro è come qualcuno possa ancora affermare che solo lo psicoterapeuta si basa su MODELLI psicologici, confondendoli evidentemente con la miriade di ORIENTAMENTI delle scuole di specializzazione private. La specificità dello psicologo sta dunque nell’uso di TUTTI gli strumenti basati su TUTTI i modelli psicologici (i modelli psicologici sono, per esempio: psicoanalitico, comportamentista, cognitivista, fenomenologico-gestaltico, sistemico, quelli della psicologia della salute, ecc. Da questi sono nate decine di orientamenti più specifici delle scuole di psicoterapia private).

– Lo Psicologo dunque “INTERVIENE tramite l’utilizzo di strumenti e tecniche che hanno il loro fondamento in teorie, costrutti e MODELLI PSICOLOGICI condivisi dalla comunità scientifica” (Declaratoria CNOP 2015). http://www.psy.it/alle…/2015-la-professione-di-psicologo.pdf. Semplice conferma del punto precedente da parte del CNOP.- Lo Psicologo interviene per la “REMISSIONE DI PROBLEMI, PSICOPATOLOGIE E SINTOMI SPECIFICI O PER PREVENIRE L’INSORGENZA O LA CRONICIZZAZIONE DI UN DISTURBO, AGENDO SULLE FUNZIONI E ABILITà CHE RISULTANO IN TUTTO O IN PARTE COMPROMESSE” http://www.psicoterapia-palermo.it/PDFS/Giardina%20contrasta%20il%20Counseling.pdf Parere ufficiale del CNOP, per voce del suo Presidente, al Ministero della Salute, sul ruolo dello psicologo non specializzato, in contrapposizione ad altre figure professionali non regolamentate (nella fattispecie, counselor). L’azione di “intervenire per la remissione di sintomi e patologie” non può che considerarsi “terapeutica” (almeno usando la lingua italiana).

– Lo Psicologo “… è un professionista che, in maniera AUTONOMA e per quanto di propria competenza, svolgendo le attività indicate nell’art. 1 della L. 56/89, esercita AZIONE TERAPEUTICA.” Unico documento “non ufficiale” qui presente (sempre si possa considerare tale una risposta via mail del Presidente di un Ordine a un proprio iscritto. Quanto meno si può considerare “formale”, insomma non è una chiacchierata al bar).

– “La professione di Psicologo è UNICA, come l’Albo presso cui i professionisti, in possesso dei titoli abilitativi, provvedono ad iscriversi. Nell’ambito dell’unica professione di psicologo, vi è poi la facoltà per il professionista, già iscritto all’albo e dunque già in possesso di TUTTI I TITOLI ABILITANTI L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE, di conseguire la specializzazione in psicoterapia attraverso la frequenza presso le scuole previste dall’ordinamento. Per l’esercizio della psicoterapia non è previsto come requisito un’ulteriore iscrizione all’albo, ma soltanto l’annotazione dell’esercizio dell’attività psicoterapeutica” (Dalla stessa, precedente risposta del Presidente CNOP). Nonostante questo, molti ancora parlano di un fantomatico Albo degli Psicoterapeuti, o dello psicoterapeuta come “professione”. Questo anche in alcune sentenze passate (tale errore formale non si è però poi ripetuto). Lo psicoterapeuta è assolutamente un professionista, ma lo è IN QUANTO psicologo o medico. La sua professione è “psicologo” o “medico”. L’Albo è degli Psicologi, l’Ordine è degli Psicologi, perché la professione è “Psicologo”.

– Lo psicologo non deve sottostare ad alcun “limite di sedute”. Si tratta di una leggenda che in realtà sta fortunatamente scomparendo. Non esiste alcun documento ufficiale di nessun tipo che abbia mai affermato qualcosa del genere. Non esiste alcun limite di sedute. Ovviamente, per dimostrare questo, non si possono fornire link al nulla.

– Lo Psicologo è una PROFESSIONE SANITARIA, ufficialmente e a tutti gli effetti solo dal 31 gennaio 2018, data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Legge Lorenzin. Il Ministero della Salute (la massima autorità in materia, in Italia) definisce ufficialmente le professioni sanitarie “quelle che lo Stato italiano riconosce e che, in forza di un titolo abilitante, svolgono attività di prevenzione, diagnosi, CURA e riabilitazione.

– Una comunicazione (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017) dell’Agenzia delle Entrate. Si riferisce ad un’altra circolare del 2011, in risposta ad un quesito. I maiuscoli come sempre sono miei: “Sono detraibili, senza necessità di prescrizione medica, le prestazioni rese da psicologi E psicoterapeuti PER FINALITÀ TERAPEUTICHE” (Pag. 27). https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/nsilib/nsi/normativa+e+prassi/circolari/archivio+circolari/circolari+2017/aprile+2017/circolare+7+04042017/CIRCOLARE+7_E+DEL+4+APRILE+2017.pdf

——————————————————————————————————–LO PSICOLOGO CLINICO Dal documento CNOP http://www.psy.it/allegati/aree-pratica-professionale/psicologo_clinico.pdf: “In linea con la definizione normativa di PSICOLOGO (L.56/1989), la Psicologia clinica si contraddistingue per le teorie, i metodi e gli strumenti di intervento finalizzati alle attività di prevenzione, valutazione, abilitazione-riabilitazione e sostegno psicologico, con particolare riguardo alla comprensione della domanda dell’utente individuale e collettivo (coppia, famiglia, gruppi, organizzazioni e comunità), alla psicodiagnostica e agli interventi di aiuto e sostegno, COMPRESI quelli strettamente psicoterapeutici (che costituiscono un particolare SOTTOINSIEME di modalità di intervento clinico specialistico mirato a forme psicopatologiche più strutturate)”.Fra i diversi nuclei tematici di interesse operativo dello psicologo in ambito clinico: – Gestione clinica di differenti tipi di DISTURBI individuali, di coppia, familiari e di gruppo. Tra i diversi obiettivi di intervento: – “La progettazione dell’intervento clinico di CURA, intesa NON NECESSARIAMENTE COME PSICOTERAPIA, ma, più in generale, come aiuto alla maturazione di una capacità di comprensione della propria realtà psichica e di uno stile comportamentale e relazionale adattivo e funzionale per la persona”. – La denominazione in uso dello psicologo operante nell’area è: “Psicologo clinico (clinical psychologist): Lo psicologo clinico è un LAUREATO MAGISTRALE, ABILITATO dall’Esame di Stato all’esercizio della professione, iscritto all’Albo degli psicologi nella sezione A capace di operare in COMPLETA AUTONOMIA professionale”. – “Gli ORIENTAMENTI TEORICI e parte delle pratiche operative della psicologia clinica possono accomunare TUTTI i laureati in psicologia, i trattamenti psicoterapeutici sono riservati a quei laureati che sono in possesso del diploma di specializzazione in una delle Scuole di Specializzazione. Tutto ciò chiarisce le indicazioni dell’Ordine: – La psicologia clinica appartiene allo PSICOLOGO, prima e aldilà di qualsiasi specializzazione (anche in psicologia clinica, appunto). – Prevenzione, diagnosi, abilitazione-riabilitazione e sostegno sono interventi CLINICI. – Prevenzione, abilitazione ecc. in realtà NON sono ATTI tipici, come li chiamiamo abitualmente, ma FINALITÀ TIPICHE, che si perseguono attraverso atti. – La psicoterapia è UN intervento clinico, di tipo SPECIALISTICO, ed è COMPRESA nella psicologia clinica, cioè è un SOTTOINSIEME di modalità di intervento psicologico clinico. – Lo psicologo non specializzato si può occupare di clinica e quindi di forme psicopatologiche. di disagi e di DISTURBI. – La cosa che il cnop non chiarisce è cosa significhi “psicoterapia” e cosa si intenda per forma psicopatologica “più strutturata”. ————————————————————————————————————- CONOSCENZE E COMPETENZE – Le conoscenze psicologiche che lo Psicologo acquisisce durante i tre anni di laurea, i due anni di laurea magistrale, l’anno di tirocinio professionalizzante e lo studio per le quattro prove dell’Esame di Stato non possono essere ovviamente acquisite dal Medico che si specializza in psicoterapia (esattamente come quelle del medico non possono essere acquisite dallo psicologo). Se in parte lo sono, questo accade durante i quattro anni di specializzazione (il che significa che, magari giustamente, gli psicologi le devono invece “ripassare”. – Le competenze psicologiche, ovvero “la competenza dello psicologo a INTERVENIRE grazie alle sue conoscenze e con tutti gli strumenti a sua disposizione”, è una competenza “specifica ma trasversale, che consente di connettere la prassi professionale alla domanda della committenza” (Declaratoria 2015). http://www.psy.it/alle…/2015-la-professione-di-psicologo.pdf. Anche queste quindi – almeno teoricamente – sono competenze specifiche dello psicologo (che non possono essere acquisite dal medico prima di fare la scuola di specializzazione) che a sua volta disporrà di conoscenze e competenze non acquisibili dallo psicologo. Gli “atti” dello psicologo sono “tipici”, “caratterizzanti”, ma NON ESCLUSIVI (possono essere attuati anche da altre categorie professionali come medici, ecc. Non esiste alcuna legge che riservi l’uso dei test agli psicologi, per esempio, ma prassi attuate da case editrici nella vendita degli stessi). ———————————————————————————————————- CURA/TERAPIA – L’art. 27 del CD definisce “rapporto TERAPEUTICO” quello tra psicologo e paziente/cliente e usa come sinonimo dello stesso il termine “CURA”, inteso chiaramente non come guarigione, ma come relazione terapeutica, rapporto terapeutico, in una parola terapia, sinonimo di cura nei più noti dizionari di lingua italiana). http://www.psy.it/codice-deontologico-degli-psicologi-itali… Secondo la Treccani, cura e terapia (nell’accezione medico-sanitaria) sono SINONIMI. “Cura” è solo un contenitore semantico più ampio, può significare ANCHE altre cose (interessamento solerte e premuroso, ecc.). Un po’ la differenza tra “cure” e “care” in Inglese. – TERAPIA. Tra le altre definizioni: “Terapia preventiva, intesa a prevenire le malattie” (quindi anche la prevenzione è considerata una forma di terapia). “In questa accezione, è frequente anche come secondo elemento di parole composte, indicanti SPECIALI metodi di cura o particolari SUDDIVISIONI dell’arte terapeutica (es. Psicoterapia). – CURA. Tra le altre definizioni: “Il complesso dei mezzi terapeutici e delle prescrizioni mediche che hanno il fine di guarire una malattia (SINONIMO DI TERAPIA, ma con significato e uso più ampî”. Anche qui si parla di cura preventiva. “Terapia” e “Cura”, in ambito medico-sanitario, sono SINONIMI non solo secondo il dizionario Treccani (che forse potrebbe anche bastare), ma secondo TUTTE (vorrei ripeterlo: TUTTE) le fonti consultate: – Dizionario Treccani http://www.treccani.it/vocabolario/cura/ – Dizionario Garzanti http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=terapia – Dizionario Hoepli http://dizionari.repubblica.it/Italiano/C/cura.php… – Dizionario Nuovo De Mauro https://dizionario.internazionale.it/cerca/terapia – Dizionario Sabatini-Coletti http://dizionari.corriere.it/dizionario…/T/terapia.shtml – Dizionario sin. e con. CdS http://dizionari.corriere.it/dizionario…/T/terapia.shtml – Dizionario sin. e con. Treccani http://www.treccani.it/…/terapia_%28Sinonimi-e…/ .. e diverse altre fonti, ovviamente meno autorevoli ma popolari: – https://it.wikipedia.org/wiki/Terapiahttps://it.wikipedia.org/wiki/Cura_(disambigua)https://it.wiktionary.org/wiki/curahttp://www.sinonimi-contrari.it/terapia/https://sapere.virgilio.it/parole/sinonimi-e-contrari/curahttp://luirig.altervista.org/…/dizionario…/index.php… – http://sinonimico.net/terapia.htmlhttps://dizionario-online.net/sinonimi/terapia.html ——————————————————————————————————- LE SENTENZE SULL’ABUSO DI PROFESSIONE DI PSICOLOGO Le diverse sentenze di diverso grado sull’abuso di professione di psicologo hanno sempre riguardato non-psicologi (counselor e simili). NESSUNA delle sentenze spesso citate riguarda psicologi (anche perché sarebbe arduo accusare uno psicologo dell’abuso della SUA professione). Il punto che si è chiarito, almeno nelle ultime sentenze, è che non è assolutamente importante quale strumento o tecnica PSICOLOGICA (le “tecniche psicoterapeutiche” non esistono legalmente e deontologicamente) decida di usare l’abusivo. Il punto sta solo nello scopo, nell’obiettivo, nelle promesse, nell’eventuale fine terapeutico, nel principio “teleologico”. Le tecniche o gli strumenti psicologici possono essere usate da CHIUNQUE. Se le usi per esercitare attività psicoterapica devi essere psicoterapeuta. Se le usi per interventi psicologici devi essere psicologo. Un bisturi è uno strumento chirurgico e per operare qualcuno bisogna essere medici (anche non specialisti), ma può essere usato da chiunque per sbucciare patate. Dalla sentenza 39339/17 della Corte di Cassazione: “Vale, quindi, una nozione di attività psicoterapeutica teleologicamente orientata, che PRESCINDE DALLE MODALITÀ (che possono essere scientificamente collaudate o meno) con cui l’attività si esplica e richiede che essa abbia come presupposto la diagnosi e come obiettivo la cura di disturbi psichici”. https://www.ordpsicologier.it/public/genpags/bigs/cassVI3933917sumetodologiepsi.pdf Qui altre sentenze: https://www.ordpsicologier.it/home.php?Lang=it&Item=abusiv_sentenze —————————————————————————————————— L’ATTIVITÀ PSICOTERAPEUTICA L’art. 3 L. 56/89 è chiaro: L’esercizio dell’attività PSICOTERAPEUTICA (ricordiamolo: un sottoinsieme dell’attività terapeutica/clinica) è subordinato ad una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali […]”). http://www.gazzettaufficiale.it/eli/…/1989/02/24/089G0090/sg . (Notare come l’attività “psicoterapeutica” sia per tutti, ovviamente, sinonimo di “psicoterapia”. Invece, secondo alcuni, l’attività “terapeutica” non è sinonimo di “terapia”, contro ogni regola linguistica, logica, concettuale, di buon senso). – La “psicoterapia” (legalmente, in Italia) è dunque un’ATTIVITÀ, non una professione, riservata a psicologi e medici (queste sono due professioni) che hanno acquisito il diploma in scuole private di specializzazione in psicoterapia, MA ANCHE ad altri specialisti (che quindi NON HANNO ALCUN OBBLIGO di seguire una scuola di specializzazione privata: Dal Decreto Ministeriale del 24 luglio 2006. “Art. 6: Le specializzazioni di cui all’allegato del presente decreto (Neuropsicologia, Psicologia del ciclo di vita, Psicologia della salute, Valutazione psicologica e consulenza, nonche’ quelle in Psicologia clinica, Psichiatria e Neuropsichiatria infantile, di cui all’allegato del sopra citato DM 1.8.2005, sono ABILITANTI ALL’ESERCIZIO DELLA PSICOTERAPIA, purche’ almeno 60 CFU siano dedicati ad ATTIVITà PROFESSIONALIZZANTI psicoterapeutiche espletate sotto la supervisione di qualificati psicoterapeuti”. http://attiministeriali.miur.it/…/dm-24072006-(1).aspx I 60 CFU sono ottenubili DURANTE gli anni di specializzazione, ad esempio, in Psichiatria. Gli ordinamenti didattici delle scuole di specializzazione in area sanitaria sono chiari: – “Lo specialista in Psichiatria DEVE aver maturato conoscenze teoriche, scientifiche e professionali nel campo della psichiatria biologica e clinica e della PSICOTERAPIA”; – “DEVE avere conoscenza delle basi teoriche e delle TECNICHE delle varie forme di psicoterapia individuale, familiare, di gruppo e ACQUISIRE GLI STRUMENTI PROFESSIONALI PER L’ESERCIZIO DI SPECIFICHE FORME STRUTTURATE DI PSICOTERAPIA”; – aver seguito nell’intero quinquennio ALMENO CINQUE CASI IN PSICOTERAPIA con supervisione. Dopo essere quindi AUTOMATICAMENTE ABILITATI all’esercizio della professione, come dice la legge, se in possesso dei 60 CFU, gli psichiatri richiedono di essere inseriti nei diversi elenchi speciali degli Ordini di appartenenza. L’esistenza di questi elenchi è sicura in certi Ordini, meno in altri, io non ho mai trovato però una legge che ne parli. http://attiministeriali.miur.it/media/248802/allegato_dm_68.pdf – I termini “attività psicoterapeutica” o “psicoterapia” non vengono MAI definiti in alcun modo, né dalla Legge 56/89 né dal Codice Deontologico né dal Nomenclatore né dalla Declaratoria CNOP del 2015, che dice solamente: “L’attività di psicoterapia è RIVOLTA alla risoluzione dei sintomi, e delle loro cause, conseguenti a psicopatologia, disadattamenti, sofferenza”. Nessuna definizione. Si chiarisce solo a cosa è “rivolta”. Ma come abbiamo visto dal precedente parere ufficiale del CNOP, anche l’attività dello psicologo non specializzato, pur non potendo giustamente definirsi “psicoterapia”, è rivolta alla “remissione di sintomi e psicopatologie”. Si potrebbe allora pensare all’uso di strumenti o tecniche diverse, le fantomatiche “tecniche psicoterapeutiche”. Ma anche di queste non c’è traccia in alcun documento ufficiale. ————————————————————————————————————- UTENTE, PAZIENTE, CLIENTE Non esiste alcun articolo di legge o di codice deontologico che dia indicazioni in merito. Il Codice definisce le persone che si rivolgono a uno psicologo come clienti, pazienti o utenti. Cliente: (art. 5, 18); Clientela (art. 36, 40); Utente (il modo in cui si definisce per consuetudine burocratica chi si rivolge ai servizi pubblici) (art. 4, 5); Paziente (art. 18, 27, 29). Non esistendo alcuna indicazione ufficiale su differenziazioni in base alle diverse situazioni, lo psicologo può comportarsi legalmente e deontologicamente come meglio crede. ——————————————————————————————————- DARE DEL “LEI” O DEL “TU” AL PAZIENTE/UTENTE/CLIENTE Non esiste alcun articolo di legge o di codice deontologico che dia indicazioni in merito. I diversi pareri sono opinioni di autori di testi, docenti universitari, tutor, didatti delle scuole di specializzazione, supervisori, colleghi ecc. Non esistendo alcuna indicazione ufficiale, lo psicologo può legalmente e deontologicamente comportarsi come meglio crede. ——————————————————————————————————- LA “DURATA” DELL’INTERVENTO PSICOLOGICO Non esiste alcun articolo di legge o di codice deontologico che dia indicazioni in merito. Le informazioni che lo psicologo possa fornire un servizio “di breve durata” o addirittura “di dieci sedute” o “cinque mesi” sono del tutto arbitrarie e infondate. Non esiste nemmeno alcuna indicazione informale da parte dell’Ordine. Rimane ovviamente valida l’indicazione dell’art. 27 del Codice: “Lo psicologo valuta ed eventualmente propone l’interruzione del rapporto terapeutico quando constata che il paziente non trae alcun beneficio dalla cura e non è ragionevolmente prevedibile che ne trarrà dal proseguimento della cura stessa. Se richiesto, fornisce al paziente le informazioni necessarie a ricercare altri e più adatti interventi”. Non esistendo alcuna indicazione ufficiale, lo psicologo può legalmente e deontologicamente comportarsi come meglio crede. ———————————————————————————————————— ATTI DI INDIRIZZO PER LA PUBBLICITÀ INFORMATIVA Vedi: http://www.psy.it/allegati/atto_pubblicita.pdf ————————————————————————————————————- LINEE D’INDIRIZZO SUI TIROCINI POST-LAUREAM Estratto dall’Allegato 1 (maiuscolo mio) 1. Le COMPETENZE del tirocinante sono riferibili alle attività individuate dall’art. 1 della Legge 56/89. 2. Il tutor contribuisce allo sviluppo delle discipline psicologiche e si impegna a comunicare i progressi delle sue conoscenze e delle sue tecniche ai futuri colleghi (art. 34 C.D.). La sua attività è orientata a fornire al tirocinante un adeguato livello di conoscenze e ABILITà, promuovendo sia la formazione di competenze iniziali sia la consapevolezza della responsabilità sociale degli atti derivanti dall’esercizio professionale (art. 3 C.D). 6. Il tutor facilita l’apprendimento del tirocinante svolgendo personalmente in sua presenza le attività che costituiscono l’oggetto della professione (art. 7 C.D.). Successivamente, tali attività possono essere svolte in forma congiunta O DELEGATE AL TIROCINANTE, in funzione del livello di competenza da questi maturato nel corso del tirocinio. In fase di valutazione il tutor è tenuto a rispettare esclusivamente i criteri della specifica competenza e preparazione (art. 19 C.D 8. Il tutor tutela i tirocinanti INSEGNANDO LORO L’USO DI STRUMENTI E TECNICHE APPARTENENTI ALLA PROFESSIONE DI PSICOLOGO e fondati su documentata evidenza scientifica. Il tutor guida il tirocinante a riconoscere i limiti della propria competenza e a utilizzare solo gli strumenti teorico-pratici acquisiti e si astiene dall’insegnare competenze che richiedono un livello SPECIALIZZATO di qualificazione (art. 5 C.D.) “Al termine del periodo di tirocinio il tirocinante dovrà dimostrare l’acquisizione delle COMPETENZE professionali” http://www.psy.it/wp-content/uploads/2015/04/Linee-di-indirizo-sul-tirocinio-professionalizzante-approvate-CNOP-15_11_2013.pdf ————————————————————————————————————- TERAPISTA vs TERAPEUTA Non è un argomento di fondamentale importanza, ma spesso ci sono state discussioni in merito e forse può servire qualche chiarimento linguistico. Il termine “terapeuta” deriva da “terapeutica”, non un aggettivo ma un sostantivo arcaico, quella che intendiamo oggi per “terapia”. Un tempo era sinonimo dotto di medico, poi è apparso quello che alcuni considerano “meno nobile”, “terapista”. Ciò che deve essere chiaro è che TRA TERAPISTA E TERAPEUTA NON C’È ALCUNA DIFFERENZA. Il suffisso non c’entra nulla con la formazione più “bassa” o più “alta”, tecnica o intellettual-specialistica. Si tratta solo di consuetudini. Quando abbiamo una carie non andiamo dal dent-euta ma dal dent-ista. Per non sentire dolore durante un’operazione chirurgica non ci affidiamo all’anestes-euta ma all’anastes-ista. Sono medici, non tecnici, eppure il suffisso è “ista”. Questione di abitudini, usanze cristallizzate dalla consuetudine. In realtà quasi tutti i medici hanno il suffisso “logo”, esattamente come lo psicologo, anche se sono specializzati (neurologo, ginecologo, cardiologo, gastroenterologo, endocrinologo, dermatologo, reumatologo…), altri “ista” (anestesista, oculista…), altri “iatra” (psichiatra, fisiatra, otorinolaringoiatra…). Non c’è nessuna regola. Quindi “euta” è un solo un retaggio arcaico e non ha comunque NULLA a che vedere con il grado di specializzazione o i titoli conseguiti. – Nel 1958 infatti si attesta per la prima volta nei dizionari italiani la parola “PSICOTERAPISTA”, non la parola “psicoterapeuta”. http://www.treccani.it/vocabolario/psicoterapista/http://www.accademiadellacrusca.it/…/terapeuta-terapista Così viene definito chi pratica psicoterapia: psicoterapista. Chi fa TERAPIA, in lingua italiana, sia chiama TERAPISTA. Si dovrebbe chiamare “terapeuta” se facesse “terapeutica”. Anche il Codice Ateco delle P. IVA è chiaro: 869030 – ATTIVITÀ SVOLTA DA PSICOLOGI – servizi di salute mentale forniti da psicanalisti, psicologi e psicoterapisti. Così è. Anche se su google troverete milioni di risultati con la parola “psicoterapeuta” e poche migliaia per “psicoterapista”, anche se la maggior parte delle persone vi dirà che non è così, così è. Tra terapista e terapeuta non c’è NESSUNA DIFFERENZA, anzi a voler essere pignoli la versione veramente corretta per chi fa terapia è “terapista”. I “Terapeuti” erano una specie di comunità religiosa giudaica e si dice che curassero corpo e mente, forse è per questo che la parola piace di più a chi è in una condizione più “specialistica”, diciamo. Anche le presunte tecniche, per dire, si dovrebbero chiamare PSICOTERAPICHE e non psicoterapeutiche. É verissimo che la lingua cambia, evolve, si modifica, nuove parole vengono attestate nei dizionari, ma questo avviene in senso progressivo. Terapeuta invece è una parola molto più vecchia di terapista. – “Fisioterapia”, per esempio, significa “cura tramite mezzi fisici”, della fisica. Ma in un certo senso anche attraverso il “fisico” dell’operatore. E di quello del paziente, certo. Attraverso, tramite il corpo del paziente, la meccanica dei suoi movimenti, delle tensioni muscolari, delle leve articolari, oppure più recentemente attraverso gli strumenti a onde, ultrasuoni, laser ecc. ma anche tramite il corpo del terapista, che usa le sue mani per massaggi, manipolazioni, stiramenti passivi. Poi ci sono gli attrezzi, ecc. Tutto ha sempre a che fare con la “fisica”, la biomeccanica, ecc. Per curare l’organismo, la persona del paziente, lo faccio attraverso mezzi fisici, come anche l’acqua, la sabbia, la luce, il calore, ecc. Il termine è entrato nel dizionario nel 1907. http://www.treccani.it/vocabolario/fisioterapia/. Il fisioterapista era considerato terapista (e ovviamente quello che faceva si chiamava terapia), ancor prima che venisse considerato un professionista sanitario, com’è oggi (vedi sito Ministero), dopo tre anni di università e senza esame di stato. Il fisioterapista non è certo un fisiatra, fa fisioterapia e non fisiatria, non dirà mai di essere un fisiatra e di fare fisiatria, ma è un terapista esattamente come il fisiatra (che non è fisi-euta), perché la terapia è ovviamente la grande categoria che abbraccia tutti i terapisti. “Psicoterapia” significa dunque, allo stesso modo, “cura tramite la psiche”, cioè attraverso mezzi prevalentemente psichici, che hanno a che fare con la psiche, i processi psichici, le funzioni psichiche ecc. http://www.treccani.it/…/terapeuta_%28Sinonimi-e…/http://www.accademiadellacrusca.it/…/terapeuta-terapistahttps://dizionario.internazionale.it/parola/terapistahttps://dizionario.internazionale.it/cerca/terapeut ————————————————————————————————————- PROPOSTA DI SINTESI FINALE − “cura” e “terapia” in ambito sanitario sono sinonimi; − lo psicologo è una professione sanitaria; − la cura (terapia) è atto tipico delle professioni sanitarie; − il codice deontologico parla di “rapporto terapeutico” e di “cura”; − il presidente cnop comunica ufficialmente al ministero della salute che lo psicologo interviene per la “remissione dei sintomi e delle patologie”. L’azione che tende alla remissione delle patologie non può che intendersi come “cura” o “terapia”; − le sentenze citate spesso, ad oggi, sono state tutte per abuso di professione, quindi non interessano lo psicologo, anzi lo tutelano; − tutte le precedenti affermazioni derivano da atti ufficiali. ————————————————————————————————————- SPAZIO APERTO A INTEGRAZIONI: IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE (DTP) DTP “dovrebbe” essere un titolo professionale sanitario (con la conversione in legge del cosiddetto Ddl Lorenzin) che si consegue attraverso il superamento di apposito Esame di Stato ed iscrizione all’Ordine degli Psicologi. Il “dovrebbe” è perché ancora non dispongo di atti ufficiali, per ora. Da ora in poi le informazioni sono fornite da Nora Cara, che ringrazio. Per l’ammissione all’esame di Stato è necessario aver compiuto un periodo di tirocinio di sei mesi, al quale si accede con il possesso della laurea triennale nella classe 34 – Scienze e tecniche psicologiche (ex DM 509/99). Per esercitare l’attività di dottore in tecniche psicologiche è necessario essere iscritti all’albo professionale degli psicologi, sezione B. Le attività professionali che formano oggetto della professione del Dottore in Tecniche Psicologiche, sono divise in due settori: a) DTP per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro b) DTP per i servizi alla persona e alla comunità a) DTP per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro: Attività professionale: L’attività professionale del Dottore in tecniche psicologiche è regolamentata dalla legge n. 170 del 2003 che statuisce che formano oggetto delle attività del dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro la: a) realizzazione di progetti formativi diretti a promuovere lo sviluppo delle potenzialità di crescita individuale e di integrazione sociale, a facilitare i processi di comunicazione, a migliorare la gestione dello stress e la qualità della vita; b) applicazione di protocolli per l’orientamento professionale, per l’analisi dei bisogni formativi, per la selezione e la valorizzazione delle risorse umane; c) applicazione di conoscenze ergonomiche alla progettazione di tecnologie e al miglioramento dell’interazione fra individui e specifici contesti di attività; d) esecuzione di progetti di prevenzione e formazione sulle tematiche del rischio e della sicurezza; e) utilizzo di test e di altri strumenti standardizzati per l’analisi del comportamento, dei processi cognitivi, delle opinioni e degli atteggiamenti, dei bisogni e delle motivazioni, dell’interazione sociale, dell’idoneità psicologica a specifici compiti e condizioni; f) elaborazione di dati per la sintesi psicodiagnostica prodotta dallo psicologo; g) collaborazione con lo psicologo nella costruzione, adattamento e standardizzazione di strumenti di indagine psicologica; h) attività didattica nell’àmbito delle specifiche competenze caratterizzanti il settore; Nota bene che: Il vecchio DPR 5 giugno 2001, n. 328 non va più preso come riferimento normativo per la figura professionale del Dottore in tecniche psicologiche, poiché sostituito dalla temporalmente successiva Legge n. 170 del 2003 che è FONTE NORMATIVA GERARCHICAMENTE SUPERIORE AL D.P.R. Tutte le summenzionate attività professionali, ad esclusione dell’ambito descritto al punto (g) sono svolte dal Dottore in Tecniche Psicologiche in maniera completamente autonoma, dunque senza l’obbligo di supervisione. L’attività descritta al punto (g) avviene collaborando con lo psicologo iscritto alla Sezione A. Si noti che il concetto di “collaborazione” è diverso dal concetto di supervisione. Il Dtp NON lavora sotto supervisione dello Psicologo della sezione A, bensì, come puntualmente statuisce la legge, collabora con quest’ultimo. Preso atto che il DTP per i contesti sociali organizzativi e del lavoro, secondo la legge 170 del 2003, realizza progetti formativi la cui finalità è quella di promuovere lo sviluppo delle potenzialità di crescita individuale e di integrazione sociale, facilitare i processi di comunicazione, migliorare la gestione dello stress e la qualità della vita, e applica protocolli per l’orientamento professionale, e che tali mansioni professionali dirette a pazienti sono forme specifiche di terapia psicologica, sembra lecito affermare che si tratta di una figura professionale che – parimenti a Logopedisti, Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, Tecnici della riabilitazione psichiatrica, Terapisti occupazionali (figure professionali in possesso di laurea triennale) – eroga prestazioni terapeutiche in ambito psicologico ed è dunque definibile con i termini “terapeuta” o “terapista” (del tutto sinonimi). b) DTP per i servizi alla persona e alla comunità: Attività professionale: Formano oggetto dell’attività professionale del Dottore in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità secondo quanto statuisce la legge n. 170 del 2003: a) partecipazione all’èquipe multidisciplinare nella stesura del bilancio delle disabilità, delle risorse, dei bisogni e delle aspettative del soggetto, nonché delle richieste e delle risorse dell’ambiente; b) attuazione di interventi per la riabilitazione, rieducazione funzionale e integrazione sociale di soggetti con disabilità pratiche, con deficit neuropsicologici, con disturbi psichiatrici o con dipendenza da sostanze; c) collaborazione con lo psicologo nella realizzazione di interventi diretti a sostenere la relazione genitore-figlio, a ridurre il carico familiare, a sviluppare reti di sostegno e di aiuto nelle situazioni di disabilità; d) collaborazione con lo psicologo negli interventi psico-educativi e nelle attività di promozione della salute, di modifica dei comportamenti a rischio, di inserimento e partecipazione sociale; e) utilizzo di test e di altri strumenti standardizzati per l’analisi del comportamento, dei processi cognitivi, delle opinioni e degli atteggiamenti, dei bisogni e delle motivazioni, dell’interazione sociale, dell’idoneità psicologica a specifici compiti e condizioni; f) elaborazione di dati per la sintesi psicodiagnostica prodotta dallo psicologo; g) collaborazione con lo psicologo nella costruzione, adattamento e standardizzazione di strumenti di indagine psicologica; h) attività didattica nell’àmbito delle specifiche competenze caratterizzanti il settore. Nota bene che: Il vecchio DPR 5 giugno 2001, n. 328 non va più preso come riferimento normativo per la figura professionale del Dottore in tecniche psicologiche, poiché sostituito dalla temporalmente successiva Legge n. 170 del 2003 che è FONTE NORMATIVA GERARCHICAMENTE SUPERIORE AL D.P.R. Tutte le summenzionate attività professionali, ad esclusione degli ambiti descritti ai punti (c), (d) e (g) sono svolte dal Dottore in Tecniche Psicologiche in maniera completamente autonoma, dunque senza l’obbligo di supervisione. Le attività descritte ai punti (c), (d), e (g) devono avvenire collaborando con lo psicologo iscritto alla Sezione A. Si noti che il concetto di “collaborazione” è diverso dal concetto di supervisione. Il Dtp NON lavora sotto supervisione dello Psicologo della sezione A, bensì, come puntualmente statuisce la legge, collabora con quest’ultimo. Preso atto che il DTP per i servizi alla persona e alla comunità, secondo la legge 170 del 2003, attua interventi per la riabilitazione, rieducazione funzionale e integrazione sociale di soggetti con disabilità pratiche, con deficit neuropsicologici, con disturbi psichiatrici o con dipendenza da sostanze, e che la riabilitazione, la rieducazione funzionale e l’integrazione sociale di pazienti sono tipologie specifiche di terapia psicologica, sembra lecito affermare che si tratta di una figura professionale che – parimenti a Logopedisti, Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, Tecnici della riabilitazione psichiatrica, terapisti occupazionali (figure professionali in possesso di laurea triennale) – eroga prestazioni terapeutiche in ambito psicologico ed è dunque definibile con i termini “terapeuta” o “terapista” (del tutto sinonimi).

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