Lo psicologo secondo Fulvio Giardina – Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

Mi  scuso con il Presidente per essermi messo davanti senza volerlo 🙂 

In questa pagina seguono alcuni chiarimenti di Fulvio Giardina – Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, in merito alle competenze dello psicologo in ambito clinico-sanitario e alla differenze tra psicologo psicologo/medico psicoterapeuta.

Questi chiarimenti sono stati inviati dallo stesso Presidente nella nostra casella di posta elettronica in data 7/11/2018 affinché potessero essere resi noti soprattutto a coloro che, dopo aver ascoltato su youtube la videointervista da lui stesso cordialmente concessaci (a me e a Francesca Di Donato) il 30/10/2018, ne hanno tratto delle conclusioni, a suo dire, non corrette.

Chiunque volesse rivedere questa intervista può cliccare sul seguente link “Lo psicologo cura e fa terapia?” (video-intervista al Presidente Fulvio Giardina).


Caro Enrico e cara Francesca,

per prima cosa vi ringrazio per la diffusione del video dell’intervista e vi ribadisco il mio sostegno per l’attività culturale che portate avanti nella comunità professionale. Vi prego di usare un linguaggio chiaro, non esasperato, perché è interesse di tutti dare una immagine forte e prospettica della nostra professione.

Ciò detto, ritengo che nella sinossi del mio intervento alcuni punti siano stati interpretati in un modo che potrebbe creare confusione.

Pertanto mi sento di inviarti alcuni punti che possono chiarificare il mio pensiero in maniera più concisa rispetto a un’intervista di mezz’ora che magari non tutti hanno il tempo di guardare.

Lo psicologo è un professionista a tutto tondo, che ha la facoltà di fare uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità, nonché di svolgere attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.

Lo psicologo è un professionista della salute (sanitario), pertanto si occupa della salute delle persone, del loro benessere, interviene a livello primario, secondario e terziario.

Qualora si voglia sottolineare la valenza di cura o “terapeutica” dell’intervento dello psicologo (cosa di cui, come ho detto, non sono un accanito sostenitore perché vedo un altro ruolo della nostra professione nel campo della salute), non si corre il rischio di incorrere in sanzioni.

Gli spazi che si stanno aprendo per lo psicologo, professionista della salute, e che rappresenteranno una parte importante delle attività professionali nel futuro, al di là della psicoterapia sono molte: dalla psicologia di base e territoriale a quella scolastica, dalla psicologia forense a quella legata alla tecnologia e all’ergonomia. Per tutti questi ambiti sarà fondamentale la formazione iniziale e continua, in quanto la deontologia e le leggi lo richiedono e lo faranno in maniera sempre più pressante.

Nell’ambito classicamente identificato come “clinico”, la specializzazione certificata in psicoterapia rappresenta la maggiore garanzia di formazione. Infatti la specializzazione si ottiene tramite un corso quadriennale erogato da una struttura pubblica o autorizzata dal MIUR ed è un titolo riconosciuto dallo Stato. Anche in termini di applicazione della legge Gelli, rappresenta un background formativo riconoscibile e i cui contenuti sono tracciabili.

La psicopatologia, così come definita dai manuali internazionali, in Italia, è ambito esclusivo di intervento dello psicologo-psicoterapeuta. Per situazioni di disturbo o di disagio differenti dalla psicopatologia lo psicologo è tenuto a dimostrare la propria formazione/competenza specifica nell’ambito, sia a livello deontologico che, eventualmente, civile e penale. La specializzazione in psicoterapia, come dicevo, rappresenta un elemento molto importante di formazione certificata. Laddove vi sia una diagnosi (atto assolutamente lecito a qualunque psicologo) di psicopatologia, è fondamentale avere la consapevolezza di inviare. Pertanto lo psicologo-psicoterapeuta è sicuro di poter intervenire a tutti i livelli di disagio/patologia, ovviamente potendo documentare la propria formazione continua anche successiva alla specializzazione.

– Il fatto che lavorare nell’ambito della sanità pubblica richieda la specializzazione è radicato nella tradizione italiana (che, ricordiamo, è ancora un’eccellenza a livello mondiale) per tutti i professionisti, non solo gli psicologi. Lo stato garantisce agli utenti il più alto livello di formazione professionale riconosciuto dalla Legge.

Il confronto con altri paesi non può reggere: nel nostro ordinamento la psicoterapia è una specializzazione post lauream cui possono accedere psicologi e medici iscritti ai rispettivi albi. Il percorso accademico in Italia mira a formare professionisti a tutto tondo e, naturalmente e correttamente, tiene anche conto del fatto che esiste la possibilità di specializzarsi in seguito.

Lo stesso ragionamento vale per i Conuselor, ai quali mi oppongo come figure professionali autonome e a sé stanti. Un counselor non in possesso di un’altra specifica competenza professionale e di un preciso ambito di applicazione relativo a quella stessa competenza, non può non sovrapporsi – anche solo parzialmente – alla figura dello psicologo, e questa cosa è illegale nel nostro paese (art. 32 della Costituzione).

s Spero che questi punti possano essere utili ai membri del vostro gruppo facebook per comprendere e orientarsi meglio e possano aiutarvi a fare una sempre migliore informazione. Fatemi sapere come è stato percepita la mia intervista. Resto sempre disponibile per ulteriori chiarimenti. Un caro saluto, FG

Questa è la mail integrale che ci ha inviato e che noi nel rispetto della sua volontà e richiesta abbiamo deciso di pubblicare quanto prima.

Vi invitiamo a commentare le sue affermazioni in modo costruttivo affinché lui stesso possa accogliere tutte le nostre posizioni, i nostri dubbi e provvedere ad ulteriori chiarimenti.

Ad oggi, nel bene o nel male, che ci piaccia o no, è l’unico referente istituzionale, direi anche il più importane, che ha preso in considerazione le nostre richieste di chiarimento e che sta mostrando disponibilità al dialogo sulle questioni che il sottoscritto pone e ripone costantemente a tutta la comunità professionale.

Condivido tutto ciò che il Presidente afferma? No. Ma certamente riteniamo sano e funzionale il fatto che con lui si stia creando una discussione su un tema che per moltissimi anni è stato oggetto di acceso dibattito: il ruolo terapeutico dello psicologo non psicoterapeuta.

 

 

 



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