L’uccello del malaugurio. Tratto da una storia vera.

Questa mattina mentre mi dirigevo verso la mia amata montagna in compagnia di un’amica e collega, improvvisamente un canto strano iniziò a muoversi verso e sopra di noi. 
Una… due… tre.. quattro cornacchie… ecco un’altra cornacchia ancora, per strada, che saltella con un pochino di difficoltà. 
Ho notato la cosa, ma senza dargli troppa importanza, perché l’attenzione era su quelle presenze e sul quel particolare suono.
Poco dopo, però, l’occhio è tornato sulla cornacchia che camminava sul ciglio della strada. Passa un’auto. Non vola. Cerca solo di ripararsi. 
C’è qualcosa che non va. Da questo momento l’attenzione era tutta lì. Passa un’altra macchina. Riesce per fortuna a spostarsi vicino a un muretto che separa la strada dal giardino di una casa. Un muretto basso. Ok. Non riusciva a volare, era chiaro. Come mi muovo per poggiarla almeno per il muretto, noto di nuovo il canto degli uccelli in volo, stanno tutti su di lei. Waw una cosa straordinaria… ho immaginato fosse il richiamo per quel compagno bisognoso. Ne arrivano altri due dalla montagna, sempre nella nostra direzione. 
Riesco ad afferrarla… piccolina… solo una volta ha provato ad allontanarsi, poi si è affidata. 
L’ho messa sul muretto. ”Ecco, vola! 
No, cavolo! Il volo è troppo basso. Non ce la fa.” La preoccupazione c’era. C’erano ancora gli altri a volare lì su di lei o balzando da un ramo all’altro.
Una scena emozionante. Commovente. 
Persino incredibile, se penso che il primo pensiero balenato all’arrivo di quelle cornacchie è stata all’espressione “uccello del malaugurio”. 
E, invece, mi hanno insegnato qualcosa e regalato un’emozione unica, oggi, quelle cornacchie.

Quando esci, osserva ciò che accade, guardati attorno: accadono cose meravigliose.

Francesca 

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credit immagine: sapere.it

 


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