Come redigere un consenso informato e la previsione di contratto

Lo psicologo, nella fase iniziale del rapporto professionale, fornisce all’individuo, al gruppo, all’istituzione o alla comunità, siano essi utenti o committenti, informazioni adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le finalità e le modalità delle stesse, nonché circa il grado e i limiti giuridici della riservatezza. Pertanto, opera in modo che chi ne ha diritto possa esprimere un consenso informato. Se la prestazione professionale ha carattere di continuità nel tempo, dovrà esserne indicata, ove possibile, la prevedibile durata. (Articolo 24 del Codice deontologico degli Psicologi italiani, unitamente all’art.9 e all’art. 31 dello stesso, che puoi consultare qui http://www.scuoladipsicologia.info/codice-deontolgico-principi-generali/)

Il consenso informato non è un modulo da scaricare dal primo sito che ti capita a tiro -o che ti convince di più- e da usare, poi, tale e quale, ma un processo che prende forma a partire dal singolo psicologo, come espressione del suo personale agire professionale e che va, poi, co-costruito con l’utenza all’interno della relazione terapeutica che si vuole, di volta in volta, instaurare. 

Non escludo che si possa avere una difficoltà iniziale a stilarlo e, quindi, comprendo e appoggio la consultazione dei moduli presenti online, anzi trovo che leggerli per bene e confrontarli tra loro, possa davvero essere di aiuto su come dare forma al proprio e assicurarsi che ci sia tutto il necessario.

Ottenere la firma del consenso informato è un momento importante nel nostro lavoro e non va, perciò, sottovalutato:
. ogni persona che si rivolge a uno psicologo ha il diritto, nonché il dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili, chiedendo al professionista ciò che non gli è chiaro, e di scegliere, di conseguenza -in modo, appunto, informato- se sottoporsi a una determinata terapia e a quali condizioni;
. ogni psicologo che segue un paziente ha il diritto, nonché il dovere di offrire tutte le informazioni disponibili, chiedendo, a chi vuole avvalersi della sua prestazione, di offrire il suo libero consenso a procedere, così che anch’egli si assuma la responsabilità del processo che prederà forma.

Quindi, il consenso è una tutela per tutti i soggetti coinvolti e anche per la relazione che si andrà a instaurare

La persona che viene adeguatamente informata, offre a questo punto, il suo libero e consapevole consenso ai contenuti esposti: questo crea le basi per la relazione e fa da premessa all’alleanza e al lavoro che si avvierà; a tal fine, è fondamentale che innanzitutto il professionista abbia consapevolezza riguardo la prestazione e le relative condizioni che offrirà.  

Ricapitolando, il consenso dato dal paziente deve essere:
informato: preceduto da un’informazione dettagliata, tale da mettere in condizioni la persona/paziente/utente/cliente/ di
effettuare una scelta consapevole, in nome della propria autodeterminazione;
personale: dovrà essere esposto direttamente al destinatario del trattamento, tranne nei casi di esercizio della potestà genitoriale o della tutela;
legale: deve rispondere all’ordine pubblico e all’etica deontologica;
attuale: contestuale al setting e al trattamento da praticarsi e può essere revocato in qualunque momento;
specifico: adeguatamente ritagliato sulla specifica prestazione e sulla relativa proposta di contratto che vi si vuole allegare;
manifesto: espresso il modo chiaro e inequivocabile;
libero e consapevole: deve provenire da un soggetto giuridicamente capace, in grado, quindi, di intendere e di volere e che abbia l’età adeguata a poter disporre di quel diritto.

Da notare, dunque, che non occorre  un foglio da far firmare per sentirci a posto con un onere burocratico e deontologico, ma occorre realizzare quanto esso rappresenti:
. un dialogo tra terapeuta e cliente/utente/paziente
. un processo decisionale in cui si fanno valutazioni basate sulla discussione e sull’informazione
. una buona prassi da interiorizzare 

A esso va a integrarsi l’obbligo di preventivo,  cioè una proposta di contratto da redigersi obbligatoriamente in forma scritta
(L. n. 124/2017, denominata anche “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”, entrata in vigore il 29 agosto 2017, articolo 1, comma 150)
– il compenso per le prestazioni professionali deve essere pattuito in forma scritta o digitale al momento del conferimento dell’incarico professionale;
– è necessario rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico stesso;
– devono essere indicati i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale;
– il compenso deve essere adeguato all’importanza dell’opera e va pattuito indicando per le singole prestazioni
  . compenso
  . contributi
  . valori bollati
  . oneri vari
– è esclusa ogni possibilità di trasmissione verbale del preventivo 


Ecco qui, spero che questo articolo ti sia di aiuto, perché anche se sicuramente è meno immediato di un copia e incolla, è senz’altro più professionale, visto che non può esistere un modulo che si adatti a tutte le persone e a tutte le prestazioni sempre e comunque.


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Francesca Di Donato Psicologa e Formatore L’Aquila e online 


 

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