OGNITIVO-COMPORTAMENTALE

 

WOLPE (1904 – 1990)

Desensibilizzazione sistematica: il presupposto di base è che una persona non può, contemporaneamente, essere rilassata e provare ansia, dunque la persona esposta, concretamente o immaginativamente, allo stimolo/problema in modo progressivamente crescente -sollecitando uno stato di rilassamento muscolare o contattando un’immagine a valenza positiva e piacevole, capace di indurre uno stato di benessere- riesce a gestire l’ansia. 
La terapia si rivolge al sintomo manifesto e si propone una rieducazione della persona, a partire dalla situazione-stimolo a più bassa carica ansiogena, fino ad arrivare a quella che genera maggiore attivazione.

 

ALBERT BANDURA (1925)

L’apprendimento non avviene solo attraverso stimoli (condizionamento classico di Pavlov) oppure  imparare facendo (condizionamento operante di Skinner), l’apprendimento può avvenire anche in modo indiretto, osservando modelli di comportamento. L’apprendimento sociale, infatti, può coinvolgere l’abilitazione di nuove modalità comportamentali attraverso, apprendimento vicario, osservativo, che coinvolge il modellamento e l’imitazione, e avviene a partire da
.attenzione verso un’azione/comportamento/condotta di un “altro significativo”, che si manifesta nell’ambiente
.ritenzione di ciò che è stato notato
.riproduzione della condotta e 
.motivazione a riproporlo, in misura delle conseguenze riscontrate. 
Nel modellamento astratto l’individuo estrae una regola generale dopo aver osservato dei comportamenti specifici. 
Osservare l’aggressività, soprattutto se l’atto rimane impunito, induce l’imitazione: di qui il comportamento aggressivo; acquisizione di comportamenti non adattivi sono alla base della psicopatologia.
Centrale è il concetto di autoefficacia intesa come “convinzione nelle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso delle azioni, necessario a gestire adeguatamente le situazioni, che si incontreranno in modo da raggiunger ei risultati prefissati. Le convinzioni di efficacia influenzano il modo in cui le persone pensano, si sentono, trovano delle fonti di motivazione personali e agiscono”. 
L’autoregolazione è un meccanismo attraverso il quale si gestisce il proprio funzionamento psicosociale.

 

DONALD MEICHENBAUM (1940)

Considerato uno stimolo, prima che si generi un comportamento, c’è una interpretazione cognitiva dello stimolo stesso, che viene assunto a livello di pensiero automatico: diventa, quindi, importante procedere attraverso la psicoeducazione e la ristrutturazione cognitiva di tutte quelle convinzioni non adattive, del dialogo interno e auto-affermazioni che influenzano il suo modo di stare al mondo. 

 


ALBERT ELLIS (1913 – 2007)

Padre della Terapia Razionale Emotiva (RET), divenuta, poi, Terapia razionale emotiva comportamentale (REBT) il cui assunto di base è che le nostre reazioni emotive, i nostri pensieri e i comportamenti sono strettamente connessi secondo un rapporto circolare di reciproca influenza. Quindi il modo in cui leggiamo la realtà, ossia come percepiamo, interpretiamo e valutiamo, inferiamo ciò che accade attorno a noi, influenza inevitabilmente il nostro mondo emotivo e i nostri comportamenti. 
Evento (A) Credenze razionali/irrazionali che condizionano la visione di A (B) Reazione emotiva e comportamentale (C).
Le convinzioni razionali rispondono a criteri di desiderabilità, avversione, attrazione, preferenza… e non intralciano gli scopi di vita. Le convinzioni irrazionali assumono carattere assolu­tistico, generalizzante, dogma­tico, dicotomico, rigido, illogico, distorto… e per questa loro stessa natura allontanano dalla dimensione del desiderio, allontana dai “voglio”, nutrendosi, invece, di “devo”, bisogni letti in termini di necessità che allontanano dal benessere e dai propri scopi, alimentando sentimenti di depressione, ansia, rabbia, colpa… Quindi, abbiamo a che fare con pretese assolute, bassa tolleranza alla frustrazione o insopportabilità e giudizi totalizzanti su di sé e/o sugli altri.

Intervenire sulle credenze irrazionali, sul dialogo che la persona ha con se stesso e su se stesso, col mondo e sul mondo, permette di agire positivamente sulle risposte emotive e comportamentali. 
Può capitare che una persona invece di soffermarsi su una questione specifica, si concentri su una parte di essa e ci si confronti secondo schemi di pensiero e reazioni emotivo-comportamentali disfunzionali tanto quanto quelli relativi alla questione originaria: si tratta, in questo caso, di un metaproblema problema secondario e agisce complicando il quadro generale.

 

AARON T. BECK (1921)

Le distorsioni cognitive non sono altro che mappe interne attraverso cui ci si crea una rappresentazione del mondo; si manifestano attraverso credenze disfunzionali su se stessi, sull’ambiente e sul futuro e sembrano emergere spontaneamente, assumendo nel tempo la forma di pensieri automatici negativi: si manifestano attraverso il dialogo interno, pensieri e scenari… presi come assolutamente veri, difficili da controllare e da confutare. Credenze irrazionali apprese in età precoce, influenzano la percezione e l’interpretazione in età adulta del passato, del presente e del futuro, generando sofferenza emotiva. 
Di seguito una serie di distorsioni cognitive:
.Pensiero dicotomico o polarizzato: realtà divisa in due sole categorie in contrapposizione e prive di sfumature.
.Personalizzazione: attribuzione negativa di ciò che accade rivolta tutta a se stessi.
.Iper-generalizzazione: da un evento o situazione singola e specifica, si trae una conclusione generalizzata a qualunque altro evento o situazione dalle caratteristiche simili.
.Catastrofizzazione: lettura completamente negativa di un fatto verificatosi e/o previsione catastrofica di eventi che devono ancora verificarsi.
.Svalutazione o iper-valutazione: tendenza a sminuire o a ingigantire aspetti, successi, traguardi, errori… propri e/o altrui.
.Doverizzazione: caratterizzata da “devo” che hanno carattere di ingiunzione.
.Ragionamento emotivo: trarre conclusioni sulla realtà interna e/o esterna sulla base delle emozioni che si provano.
.Astrazione selettiva o filtro mentale: l’attenzione è bloccata su uno o più dettagli, traendo conclusioni attraverso questi, non tenendo conto del quadro generale.
.Lettura del pensiero: convinzione in merito al pensiero altrui, specie se riferito a sé. 
.Due pesi due misure: quando la stessa azione, pensiero, ragionamento, emozione… acquisiscono valore diverso in base a chi è coinvolto.
.Inferenza arbitraria: trarre una conclusione autoriferita e non verificata su pensiero, intenzione, azione… altrui o su certe situazioni.
.Etichettamento: etichette usate per descriversi nella propria totalità e in quanto persona, senza valutare i singoli aspetti e riferirsi ad essi nella loro specificità.
Attraverso una ristrutturazione cognitiva si interviene, quindi, su quelle regole interne, affermazioni e disposizioni della persona che prendono la forma di distorsioni cognitive, per sostituirle con altrettante regole interne, affermazioni e disposizioni che efficaci e orientate al benessere della persona.


ALTRE DISTORSIONI:
. Bias di conferma:
distorsione che porta a confermare le proprie idee in modo rigido. Il focus attentivo si blocca su quelle informazioni che confermano le proprie idee.
. Bias della giustificazione delle scelte: tendiamo a giustificarci a posteriori anche scelte sbagliate -oltre quelle giuste-, piuttosto che riconoscere e ammettere l’errore.
. Bias del carrozzone: si nutre del fatto che in un preciso contesto ci sono altri a pensarla allo stesso identico modo

PAUL GILBERT (1951)

Considerati i seguenti ingredienti:
 accoglienzaatteggiamento non direttivo e disposizioni rogersiane di accettazione positiva incondizionatacongruenza e autenticità, capaci di mettere l’altro nella condizione di attualizzare tutto il proprio potenziale
– insegnamenti buddistilegati alla sensibilità, alla motivazione ad alleviare la sofferenza, all’essere presenti (mindful) e alla compassione, intesa come atteggiamento di gentilezza verso se stessi e gli altri, capace di generare benessere
– approccio evoluzionistico alle neuroscienze 
– Archetipi, intesi come immagini pre-esistenti che funzionano da sistemi di guida innati, così come descritti da Jung;
e aggiungerei
– indicazioni gestaltiche che invitano a stare più sul sentire che sul contenuto dei pensieri, che invitano a stare con emozioni e sensazioni vissute come negative, invece di sopprimerle
creiamo la ricetta della Terapia focalizzata sulla compassione. 
Usare la compassione per creare uno spazio di calore, calma e sicurezza, entro cui affrontare il proprio giudizio interno, la vergogna, la colpevolizzazione, la sofferenza… e sviluppare un Sé compassionevole capace di indurci a prenderci cura di noi stessi attraverso la tolleranza e l’accettazione positiva.

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