PROGRAMMAZIONE NEUROLINGUISTICA PNL

RICHARD BANDLER (1950) –  JOHN GRINDER (1940)    –    ROBERT DILTS (1955)

La programmazione neurolinguistica nasce a opera di Richard Bandler e John Grinder, grazie all’integrazione di contributi legati alla semantica generale (Korzybski), alla grammatica trasformazionale (Noam Chomsky), all’antropologia e alla cibernetica (Bateson), al Reframing (Watzalawick, ed altri), al sistemico familiare (Virginia Satir), alla Gestalt (Perls) e all’ ipnosi (Milton Erickson).
Programmazione: schemi di comportamento legati all’esperienza
Neuro: processi neurologici
Linguistica: linguaggio
Le tre dimensioni sono in relazione stretta e la loro organizzazione e riorganizzazione consente il raggiungimento degli obiettivi.

La comunicazione è un processo di scambio di informazioni che tende ad influenzare le parti in causa in un certo contesto. Cinque gli assiomi della comunicazione (da Pragmatica della comunicazione Umana di Paul Watzlawick, J. B. Beavin Beavelas E Don D. Jackson, 1976)
. non si può non comunicare
. ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed uno di relazione
. gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico
. la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione fra i comunicanti
. tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari   

Il comportamento non presenta una dinamica opposta a se stesso: l’attività e l’inattività, le parole e i silenzi hanno tutti valore di messaggio all’interno delle relazioni, semplicemente, non sempre comunichiamo attivamente, intenzionalmente e consapevolmente.

Due i livelli di comunicazione descritti da Watzlawick:
.verbale/ digitale/ di contenuto ovvero “il cosa”: manifesto, esplicito, logico, linguaggio verbale – dà informazioni
.non verbale/analogico/di relazione ovvero “il come”: nascosto, implicito, psicologico, linguaggio:
paraverbale: tono, ritmo, pause
non verbale: gesti, postura, mimica, prossemica
dà informazioni sulle informazioni (meta-comunicazione).
Analizzando il modo in cui una persona parla, è possibile scoprire il modo in cui si rappresenta la realtà e categorizza le informazioni: prestarvi attenzione consente di adattare il proprio modo di comunicare a quello altrui.
Ciascuno di noi, quindi, percepisce la realtà e la codifica secondo una modalità del tutto originale, in parte innata e in parte acquisita attraverso l’esperienza.

I nostri modelli mentali rappresentano la mappa che ciascuno di noi si è costruito per interpretare e muoversi all’interno della realtà: essi non sono altro che il risultato di una serie di filtri -che a volte variano in base alla situazione e al contesto e altre volte sono stabili- che abbiamo applicato alle informazioni che ci arrivavano e selezioniamo dall’esterno.
I filtri cognitivi stabili possono essere classificati in due gruppi:
> i sistemi sensoriali: visivo (V), uditivo (U) e cinestesico (K) che raggruppa i tre sensi mancanti (olfatto, gusto, tatto). Ciascuno di noi mette in gioco tutti e tre i filtri, ma un canale, tra questi, è preferenziale sugli altri; quindi, le persone si dividono tendenzialmente in visive, uditive e cinestesiche.
> i metaprogrammi
– a selezione primaria: indicano su quali aspetti della realtà ci si concentra maggiormente: persone, informazioni,  tempo, luoghi, attività…
a selezione funzionale: sono filtri più complessi dei precedenti e si esprimono per dimensioni dicotomiche:
. Direzione (verso/lontano da): indica la spinta motivazionale (mi attivo
per ottenere un vantaggio o per fuggire da qualcosa?)
  . Ragione (possibilità/necessità): identifica un altro aspetto della spinta
motivazionale (mi attivo perché posso o perché devo?)
  . Controllo (reattivo/proattivo): identifica il locus of control (reagisco agli
eventi o li agisco?)
  . Referenza (interna/esterna): indica i criteri di decisione (per decidere mi
affido a ciò che credo io o a ciò che credono gli altri?)
  . Affiliazione (aggregante/disaggregante): identifica il proprio rapporto
rispetto agli altri (preferisco condividere le esperienze o distinguere il
tuo dal mio?)
  . Attenzione (obiettivo/processo): identifica il rapporto col compito e con
le attività di svolgere (presto attenzione all’obiettivo o al processo?)
  . Chunks (grandi/piccoli): indica la quantità di informazioni a cui si presta
attenzione (mi preoccupo dei singoli particolari -chunks piccoli- o mi
interessano i dati essenziali -chunks grandi-?)
  . Relazione (adeguante/disadeguante): identifica la tendenza a prestare
attenzione alle similitudini o alle differenze tra due oggetti o due eventi
(siamo uguali o diversi?)
 – a selezione temporale indicano il nostro rapporto con il tempo:
  . tempo preferenziale
  . tipo di controllo percepito
  . atteggiamento nei confronti del futuro
Il ricalco è la tecnica che ci consente di sintonizzarci sul nostro interlocutore. Ricalcare qualcuno vuol dire calibrare il proprio comportamento ed il proprio modo di comunicare a quello dell’altro: riuscire a individuare i metaprogrammi e sintonizzarsi con essi, nel colloquio con l’altro, favorisce la fiducia e l’alleanza. Si genera così un rapport ovvero un ponte che permette a due individui di incontrarsi.

Gli accessi oculariLEM-: la mente immagazzina e recupera le informazioni, selezionando precise aree di raccolta di ciò che è visivo o uditivo o cinestesico.
L’osservazione dei movimenti oculari ci indica perciò quali zone del cervello vengono attivate dall’interlocutore.
Immaginando una persona -destrimana- davanti a noi (nei mancini accade l’inverso):
. Se lo sguardo è rivolto in alto vuol dire che l’interlocutore sta
ricontattando il canale visivo
– in alto a destra: visivo ricordato
– in alto a sinistra: visivo costruito
. Se lo sguardo è rivolto lateralmente vuol dire che l’interlocutore sta
ricontattando il canale uditivo
– laterale destro: uditivo ricordato
– laterale sinistro: uditivo costruito
. Se lo sguardo è rivolto in basso, l’interlocutore sta ricontattando
 – in basso a destra: dialogo interno (auditivo digitale)
 – in basso a sinistra: sensazioni/emozioni (infatti le persone cinestesiche,
difficilmente guardano negli occhi)
 . Se lo sguardo è fisso in avanti: sta accedendo a delle immagini interne e si
sta vivendo dentro una scena; sguardo fisso con la pupilla dilatata è tipico
della trance ipnotica.
La memoria dell’interlocutore può essere iconica o ecoica. La memoria iconica si ha perché nel momento in cui la retina è stata impressa con un’immagine questa rimane lì per un po’; quella ecoica, invece, sta alla base dell’udito ricordato (ricorda la voce dell’altro) o costruito (ricorda quello detto dall’altro, ma con la propria voce).

La realtà oggettiva esiste solo finché ciascuno di noi, a livello percettivo, non utilizza i propri filtri e le proprie esperienze che la decodificano in modo assolutamente soggettivo.
La nostra mente al fine di costruire euristiche mentali che facilitino la gestione delle informazioni in entrata utilizza
. la generalizzazione che è un processo di semplificazione, di per sé utile, finché il soggetto non opera delle generalizzazioni negative che diventano depotenzianti per la propria vita o per la lettura del mondo;
. la cancellazione di dati e informazioni che raccogliamo attraverso gli organi di senso, per selezionarne selettivamente altri;
. la deformazione della realtà a partire dalla nostra esperienza sensoriale: la soluzione dei problemi non sta tanto nel cambiare la realtà esterna, ma nella nostra riorganizzazione dell’esperienza e di come la percepiamo, leggiamo e interagiamo con essa.

Un prodotto delle generalizzazioni sono le cosiddette verità assolute ovvero credenze o sistema di credenze, che creiamo a partire dal nostro vissuto e da interpretazioni soggettive della realtà e che, quindi, non possono in alcun modo essere definibili vere o false a priori. Possono, invece, essere: positive e potenzianti o negative e depotenzianti.  
Secondo Robert Dilts le credenze depotenzianti possono essere raggruppate in tre grosse categorie:
Mancanza di speranza – non aspettativa di risultato: credenze secondo cui l’obiettivo desiderato sia irraggiungibile a prescindere dalle proprie capacità.
Mancanza di aiuto – non aspettativa di efficacia: credenze secondo cui l’obiettivo desiderato è possibile, ma non si hanno le capacità o il sostegno per poterlo raggiungere.
Mancanza di valore – autosvalutazione: credenze secondo cui non si è degni di meritare il raggiungimento dell’obiettivo desiderato.
Le credenze depotenzianti si modificano tramite:
confutazione: una tecnica di derivazione cognitivo comportamentale-,
integrazione: quando il soggetto sperimenta dei conflitti interni tra diverse credenze
film comportamentale: tecnica di visualizzazione simile al feedforward cinematografico.

R.Dilts ritiene che per poter cambiare occorre voler cambiare, sapere come fare a cambiare e soprattutto credere che sia possibile farlo: il cambiamento consiste nel passare, facendo appello alle proprie risorse, da uno stato presente, disfunzionale, a uno stato desiderato, funzionale, superando tutte le interferenze -interne ed esterne- che si incontrano.

Altro pilastro è rappresentato dai valori -contenitori di ciò che per noi è importante, rispondendo a un criterio gerarchico- che fungono da spinta motivazionale che ci spinge verso o lontano da qualcosa; sostengono, inoltre la funzione del giudizio, finalizzata a distinguere il bene dal male, attraverso valutazioni soggettive e contesto-dipendenti. Parliamo di nominalizzazioni, quindi sono di per sé parole astratte, che si riempiono di significato in base ai criteri di soddisfazione dei valori stessi e acquisiscono consistenza in base all’operazionabilità degli stessi: cosa dovrebbe accadere per..?
I top-valori si creano durante i periodi critici e significativi dello sviluppo e che pongono le basi stesse della personalità dell’individuo e del suo senso di identità.
M.Massey ha elaborato una teoria sull’acquisizione/formazione dei valori:
. periodo dell’imprinting 0-7 anni: fase in cui si acquisiscono passivamente informazioni dal mondo esterno;
. periodo del modellamento 8-13 anni: si scelgono figure di riferimento -idoli o eroi- introiettandone i valori;
. periodo della socializzazione 14-21 anni: i giovani adulti iniziano a raccogliere e formare valori relativi alle relazioni sociali.
I top-valori formatesi in età infantile sono ormai stabilizzati e da questo momento in poi solo una significativa esperienza emotiva e riparativa potrà metterli in discussione e modificarli.



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