Promozione professionale

Oggi ti parlo di promozione professionale e non lo farò come farebbe un esperto del marketing, ma come una professionista che, mettendo in conto la possibilità di errore, si è messa in gioco in modo fedele al proprio modo di essere.

Ho avviato la mia attività professionale ignorando tutti i canali promozionali più in voga al momento: Facebook, Google ads, Instagram, portali per Psicologi, sito web/blog personale… o referral marketing, modalità, quest’ultima, che trovo peraltro poco etica per una professione sanitaria. 
Pensa, al momento, non ho neanche il bigliettino da visita, perché non lo sento vicino al mio mondo e, di conseguenza, non sono riuscita a progettarne uno che mi rappresentasse davvero, anche se ci ho provato.
Invece, ho puntato direttamente all’incontro faccia a faccia, sul territorio, con iniziative che rispondevano a bisogni e interessi del mio ambiente di riferimento.
Come li ho individuati? Partendo da una mia caratteristica che, in tal caso, si è rivelata una risorsa: io osservo e ascolto molto e questo mi ha permesso di sintonizzarmi su un certo tipo di persone. Non solo non ho investito denaro, se non quello per le locandine, ma ho avuto subito delle entrate grazie a queste iniziative.
Come mai ha funzionato?!? Secondo me, perché ogni singola scelta era perfettamente sintonizzata su di me e, quindi, mi muovevo con padronanza, sicurezza e disinvoltura.
Di qui, ho iniziato ad avere, nel giro di pochissimo tempo dall’iscrizione all’albo, i primi pazienti e, da allora, il mio canale promozionale sono loro, attraverso il passaparola. Niente è più efficace di una persona soddisfatta: non trovi?
Da qualche mese, a professione già ben avviata, ho deciso di esplorare anche il mondo promozionale di facebook, con la pagina Saggezze sparse  e di sperimentarmi, in collaborazione con il mio collega Enrico Rizzo, su questo sitoweb -dal quale stai appunto leggendo l’articolo- e sulla pagina FB Scuola di Psicologia, per scoprire il potenziale di questi canali e per vedere come viverli a mia immagine e somiglianza.
Al momento li percepisco più come strumenti di divulgazione, che canali promozionali, sinceramente: posti in cui scrivere di ciò che mi piace e che rientra nei miei interessi, ma so che evolverò anche in questo.
Ho tentato anche la via di Instagram, ma sento già che non fa al caso mio, perché trovo che i contenuti finiscono completamente sullo sfondo, rispetto alla bulimia di immagini che circolano.

Fatta questa premessa, veniamo al dunque.
Noto, fin troppo di frequente, che gli Psicologi libero professionisti -specie le nuove leve- scelgano i canali promozionali, non tanto in funzione di se stessi e di ciò che si sposa bene con la propria identità personale e professionale, ma guardando a quello che va al momento, pensando che, siccome lo fanno in tanti, allora funziona. Sbagliato!!! 
Questo non fa altro che generare una massa informe di professionisti che si pubblicizzano tutti allo stesso modo, con scarsa personalizzazione e, quindi, con scarsi risultati. Non pochi, inoltre,  investono somme di denaro, senza avere un ritorno economico. 
Ti dirò di più: quello che noto, la maggior parte delle volte, è il tentativo di metter su una vetrina che è attraente, sì, ma non aderente alla persona, che magari è attraente essa stessa, ma in un modo diverso, anche se non lo sa. 
Quindi, ciò che accade è che, invece di cucire qualcosa su di sé, come un abito sartoriale, si compra un abito già confezionato col quale ti dicono “con questo farai un figurone”, ma quell’abito non fa per te.

Una volta mi sono confrontata, in merito all’argomento, con un collega e mi fece l’esempio dei video-curriculum e della loro efficacia: mi parlò che un giovane alle prime armi ne fece uno, sceneggiato e montato da un professionista che lo trasformò in una figura autorevole, mentre la persona in questione era impacciatissima.
Ecco. Il collega lo prendeva come esempio vincente e, sicuramente, per certe professioni e precisi ambiti è così.
Io, invece, ti offro un altro punto di vista: questa modalità può funzionare con i vestiti, -per cui una bellissima maglietta la compri pure se è 100% acrilico-, ma farei attenzione, sopratutto in ambito clinico, a mandare un’immagine che non è fedele a se stessi, perché lavorando con la relazione in modo così privilegiato, prima o poi la vera identità -per quanto si punti alla neutralità del setting- esce fuori e trovo che il rischio di minare la propria credibilità sia alto: congruenza prima di tutto!!!

Quindi, quello che posso suggerirti oggi è:

♠ chiediti innanzitutto che tipo di Psicologo vuoi essere: parlo dei valori, dell’identità professionale, delle parti di te che scegli di mettere al servizio del tuo lavoro
fai un elenco di tue risorse e tuoi punti di forza che pensi possano tornarti utili
integra il saper fare con il saper essere e trova il tuo modo di farlo: libri, corsi, master, supervisioni, terapia personale…

♠ individua il settore a cui rivolgere la tua professionalità basandoti sulle tue inclinazioni e preferenze, senza perdere in alcun modo di vista l’ambiente in cui andrai a inserirti (i tuttologi non esistono!!!)
♠ individua entro quel settore, i tuoi ambiti di intervento: più sono specifici, più ti sarà possibile affinare le tue competenze e , quindi, renderti riconoscibile. Ricorda di mantenere uno sguardo al tipo di utenza che tende a rivolgersi a te: non veniamo scelti per caso, quindi prestare attenzione a questo aspetto, aiuta a indirizzare la propria attenzione.

♠ fai un’analisi dei bisogni in figura, cioè quelli emergenti e consapevoli, nonché quelli meno consapevoli, ma comunque presenti.
♠ fai un’analisi dei bisogni sullo sfondo 
   ♣ quindi, osserva e ascolta: le persone lo dicono continuamente di cosa hanno bisogno, anche se non in modo diretto, ma tu puoi fare appello all’ascolto qualificato di cui
       uno Psicologo sia presume sia capace.
   ♣ se così non è, esercitati attraverso l’ascolto attivo e vedrai che piano piano il tuo orecchio si abituerà a cogliere i dettagli importanti.

♠ fai anche un’analisi dell’offerta già presente sul tuo territorio e vedi cosa funziona, cosa no e cosa puoi proporre di diverso; metti in gioco la tua creatività

♠ cerca il canale promozionale (biglietti da visita, opuscoli, blog, social, attività in presenza…. video e chi più ne ha, più ne metta) che meglio si cuce su di te e nel quale riesci a esprimere tutto il tuo potenziale e la tua credibilità: questo può voler dire anche sperimentarsi e vedere come va, finché non trovi ciò che funziona per te. 

♠ fa sì che il brand e il o i canali promozionali che sceglierai siano come una cornice su un dipinto: affidagli il ruolo di agevolare l’attenzione sull’opera, creando una sorta di unicum che inviti alla contemplazione indisturbata; tieni conto che la cornice fornisce una struttura che garantisce protezione, preservazione, presentazione e valorizzazione dell’opera. 

♠ non smettere di cercare e cercarti: la tua professionalità è in continua evoluzione come lo sei tu

♠ quindi, acquisisci consapevolezza di te e del tuo essere nel mestiere che fai, tenendo conto che -restando sulla metafora- il proprio stile personale/professionale determina lo stile del brand, così come lo stile del dipinto determina lo stile della cornice.  

♠ valuta attentamente chi vuole essere pagato per insegnarti come aver pazienti/clienti/utenti (per me, sempre e solo PERSONE!), perché, nel nostro lavoro, spesso sono i primi a non essere riusciti ad averne nel settore clinico 

♠ dai forma al tuo progetto professionale 

Quindi, cosa aspetti!?!   
Ψ    Va! Esplora quella fetta di mondo a cui rivolgerti e trova il tuo personalissimo modo di promuovere te stesso.
Ψ   Studia, accresci le tue competenze, nutri la tua formazione per garantire servizi di qualità e ricorda che 
Ψ   AUTENTICITA’ e CONGRUENZA, in questo lavoro, insieme alle COMPETENZE sono la chiave del successo, più di qualunque strategia di marketing sui servizi che
       offri; ci scommetti? 

Se ti va, fammi sapere come va! 
Io ti auguro di raccogliere le soddisfazioni che ho raccolto e sto raccogliendo io stessa.

Intanto ti invito a leggere anche
questo articolo  →  AAA cercasi lavoro
e questo → Cosa scegli di mettere in valigia?

Francesca Di Donato – Psicologa Formatore Supervisore (L’Aquila e online)

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