PSICOANALITICO-PSICODINAMICO

 

FREUD (1856 – 1929)

Il disturbo psichico non è secondario a un disturbo organico e non si innesca a causa di qualcosa che manca nella sua organizzazione, ma è conseguenza di un conflitto generato da energie opposte: vita pulsionale da un lato, istanze di controllo dall’altro.

Il sogno è la via regia per accedere all’inconscio, che è fondamentale per comprendere il comportamento dell’uomo: tutto ciò che è psichico è largamente inconscio e nel sogno, in cui la coscienza è assopita, ha la capacità di manifestarsi in tutta la sua essenza, anche se questo significa fare i conti con la censura messa in atto verso il desiderio espresso dal sogno stesso.

Prima topica. Tre i sistemi psichici: conscio, tutto ciò che è consapevole e in relazione diretta con il mondo esterno; preconscio per i contenuti non immediatamente accessibili alla coscienza, seppur raggiungibili attraverso un atto volontario; inconscio fatto di contenuti e vissuti sommersi e rimossi.
Seconda tipica. L’energia psichica è distribuita tra Io, Es e Super Io. L’Io, razionale, risponde al principio di realtà, utilizza l’angoscia come segnale di allarme nei confronti delle spinte pulsionali e media tra il bisogno di soddisfacimento immediato dei bisogni e le regole morali del Super-Io; ha una parte conscia, esecutiva, e una parte inconscia, che attiva i meccanismi di difesaidentificazione, rimozione e sublimazione, affinché l’Io stesso non venga invaso dall’ansia, frutto del conflitto tra le tre istanze di personalità. L’Es,pulsionale e totalmente inconscio, risponde al principio di piacere e richiede, quindi, il soddisfacimento immediato di istinti, pulsioni, desideri, bisogni. Il Super-Io è l’istanza morale, prevalentemente inconscia; il controllore interno che prende forma attraverso l’interiorizzazione di regole, schemi di valore, codici di comportamento… acquisiti a partire dalle figure di riferimento, secondo il principio dell’autoritarismo.

Eros, pulsione di vita, – nutrito dall’energia pulsionale dell’Es e dall’autoconservazione dell’Io- e Thanatos, pulsione di morte, -legato all’aggressività e alla relativa tendenza auto ed etero distruttiva, antagonista degli impulsi di vita- sono in lotta continua.

La libido è la pulsione sessuale che da una parte si contrappone alla destrudo ovvero l’impulso distruttivo , dall’altra, grazie alla sublimazione, viene ridirezionata verso oggetti socialmente accettabili (es. l’arte).

Sviluppo psicosessuale
Fase orale: nel primo anno di vita l’esperienza di piacere passa attraverso la bocca e ha come oggetto il seno; la fissazione orale può manifestarsi attraverso il vittimismo, regressioni a uno stato di dipendenza e pratiche comportamentali-dipendenti di tipo orale. 
Fase sadico-anale: tra la fine del secondo anno di vita, fino al terzo, l’esperienza di piacere passa attraverso il controllo volontario degli sfinteri; la fissazione anale ritentiva prende forma attraverso comportamenti distruttivi e manipolatori, invece la fissazione anale espulsiva attraverso senso del possesso, attenzione e cura verso i dettagli, l’ordine e l’igiene.
Fase fallica: dai tre ai cinque anni gli organi genitali vengono associati all’esperienza del piacere e si sperimenta il complesso di Edipo, sperimentato verso il genitore del sesso opposto; la fissazione fallica si riscontra in personalità risolute, orgogliose, egoiste e comportamenti legati alla promiscuità sessuale, disturbi sessuali e relazionali, omosessualità.
Periodo di latenza: fino alla pubertà la libido è dormiente si consolida l’identità di genere, attraverso l’identificazione con il genitore dello stesso sesso. 
Fase genitale: dalla pubertà, per il resto della vita l’energia libidica si direziona nuovamente verso i genitali e si sviluppano relazioni significative con il sesso opposto: ciò può avvenire pienamente solo qualora si siano risolte tutte le eventuali fissazioni precedenti.

 

WILHELM REICH (1897 – 1957)

Vedi paragrafo BIO-FUNZIONALE CORPOREO

 

CARL GUSTAV JUNG (1875 – 1961)

Teoria dei complessi: la psiche umana è un insieme di complessi -tra cui spicca l’Io- che si caratterizzano di rappresentazioni, vissuti e ricordi a forte tonalità e carica affettiva che, in quanto realtà psicologica naturale di qualunque individuo, determina il corso della nostra vita.

L’inconscio presenta, quindi, una dimensione personale, rappresentata da contenuti rimossi e contenuti passati che hanno perso interesse, e una dimensione collettiva, comune a tutti gli uomini, qualunque sia la cultura, in cui risiedono gli istinti e gli archetipi, immagini pre-esistenti e arcaiche, a contenuto affettivo che hanno un passato, dei valori socio-culturali e una progettualità futura: l’inconscio collettivo non ha, quindi, a che fare solo con il passato, bensì persegue un progetto esistenziale.
L’Anima: la femminilità inconscia nel maschio, in contrapposizione alla virilità conscia; l’Animus: il maschile inconscio, presente nella donna.
Ombra: luogo di tutte quelle caratteristiche personali proprie ritenute svantaggiose, ma che ognuno nega di possedere, mentre vengono proiettate all’esterno, su altre persone. L’accettazione di questa natura duale, fatta di Luce e Ombra, di bene e male, è il risultato di un efficace processo di individuazione, attraverso cui ci si unifica con se stessi e con l’umanità, divenendo ciò che è destinati a divenire, differenziandosi dagli altri. Attraversare errori e sperimentare la colpa in termini morali è necessario per avviare e perseguire tale processo, tenendo conto che sembra non esserci cosa più complessa del sopportare se stessi. 
Lì dove l’individualismo si limita a porre l’accento esclusivo su se stessi, quindi sull’Io e suoi bisogni, l’individuazione, si centra sul Sé -e non sull’Io- per integrare, successivamente, polarità e complessità interne ed esterne.
L’individualista è colui che non è riuscito e individuarsi. 
L’individuazione è diventare quella cosa che non è Io, ma Sé, centro e totalità della psiche.

L’individuazione dei tipi psicologici è data dalla combinazione di 
due atteggiamenti temperamentali fondamentali     -introversione/estroversione- con 
due funzioni razionali -pensiero/sentimento- e 
due funzioni irrazionali -sensazione/intuizione-. 
L’esperienza psichica altro non è che un gioco tra opposti.

Possiamo andare con un altro soltanto fin dove siamo andati con noi stessi.

La psiche non è dentro di noi, siamo noi dentro la psiche.

 

ANNA FREUD (1895 – 1982).

meccanismi di difesa vengono messi in atto dalla parte inconscia dell’Io per fronteggiare le spinte dell’Es, lì dove deve confrontarsi con il principio dell’autoritarismo messo in atto dal Super Io e le richieste della realtà: questo riduce o sopprime qualunque rischio a danno dell’integrità dell’equilibrio interno dell’Io. La funzione è, dunque, adattiva.
.Formazione reattiva allontanamento di impulsi istintuali, soprattutto se aggressivi, sostituendoli con tendenze opposte alla spinta istintuale stessa.
.Identificazione con l’aggressore: di fronte a un pericolo esterno, l’Io si trasforma da minacciato a minacciante, dopo o prima dell’aggressione temuta.
.Introiezione di alcuni caratteri di un oggetto esterno per sottrarsi all’angoscia da separazione.
.Limitazioni dell’Io allontanamento di sensazioni spiacevoli o cariche affettive presenti, che potrebbero riattivare vissuti del passato.
.Negazione di contenuti che possono emergere alla coscienza solo sotto forma di affermazioni negate.
.Proiezione su persone o oggetti esterni; l’intolleranza dell’individuo nei riguardi degli altri è accompagnata dalla severità verso se stesso; l’effetto di questo meccanismo è la rottura del legame tra gli istinti inaccettabili e l’Io.
.Rimozione dall’Io cosciente di una pulsione che potrebbe compromettere l’integrità dell’Io stesso.
.Rinuncia altruistica: soddisfacimento degli istinti altrui per soddisfare indirettamente i propri.
.Sublimazione, spostamento egosintonico di una pulsione sessuale o aggressiva, verso una meta non sessuale e non aggressiva, che risponde a valori sociali elevati.

Altri meccanismi di difesa:
.Acting out (O.Fenichel) come tentativo di prendere distanza dal conflitto inconscio e risolverlo passando all’azione: questo diminuisce la tensione interna e porta a una scarica parziale degli impulsi.
.Annullamento retroattivo (S.Freud) di pensieri, parole, azioni passate come non siano mai avvenuti e sostituiti da pensieri, parole, azioni con valenza opposta.
.Conversione (S.Freud) di conflitti psichici in sintomi somatici, motori o sensori.
.Difesa maniacale dalla depressione attraverso una fantasia di onnipotenza ed euforia.
.Difesa ossessiva dall’ansia, tramite rituali che fungano da barriera tra sé e le proprie pulsioni.
.Difesa percettiva intesa come innalzamento della soglia percettiva verso stimoli verso cui si sperimenta ansia.
.Diniego (S.Freud)egodistonico di esperienze traumatizzanti, di impulsi, dati di realtà o parti di sé.
.Idealizzazione (S.Freud) dell’oggetto fino a che qualità e valore si misurino con la perfezione. 
(M.Klein) Idealizzazione contro le pulsioni distruttrici. 
.Identificazione (S.Freud) assimilazione dell’Io a un Io estraneo.
.Identificazione proiettiva
 (M.Klein) modalità di proiezione di parti di sé all’interno dell’oggetto, per controllarlo, possederlo, danneggiarlo.
.Isolamento (S.Freud) di un pensiero, un comportamento o un evento dalla relativa carica affettiva.
.Preclusione (Lacan) o rigetto di un significante fondamentale, che si manifesta all’origine del fatto psicotico.
.Razionalizzazione (E.Jones) tentativo di dare coerenza logica e moralmente accettabile di un atteggiamento, di un sentimento, pensiero… 
.Regressione (S.Freud) ritorno a fasi superate del proprio sviluppo.
.Repressione (S.Freud) meccanismo conscio di esclusione dalla coscienza -che opera tra conscio e preconscio- di un contenuto spiacevole o ritenuto inadeguato o inibizione di un affetto.
.Riparazione (M.Klein) al fine di mantenere o ripristinare l’integrità dell’oggetto d’amore.
.Scissione dell’Io (S.Freud) come coesistenza di due realtà psichiche separate e autonome, in rapporto con la realtà esterna e in opposizione a una spinta pulsionale: una nega la realtà, l’altra la riconosce.
.Scissione dell’oggetto (M.Klein) l’oggetto verso cui convergono le pulsioni erotiche e distruttive è scisso in oggetto buono e oggetto cattivo.
.Spostamento (S.Freud) dell’interesse da rappresentazioni cariche di intensità ad altre meno rappresentative, ma collegate alla prima da una catena associativa; il sogno ne rappresenta una manifestazione.

 

MELANIE KLEIN (1882 – 1960)

Dalle libere associazioni di Freud alla tecnica del libero gioco: è così che M.Klein sceglie di occuparsi della prima infanzia, per esplorare le rappresentazioni della vita interiore dei bambini.

Con la nozione di fantasma cerca di spiegare come ogni pulsione sia accompagnata da una fantasia di un oggetto attraverso cui soddisfarla: sono queste fantasie che vanno interpretate e non le difese contro le pulsioni. Alla base dell’Io e del suo sviluppo troviamo un susseguirsi continuo di introiezioni e proiezioni di oggetti parziali o totali che vengono scissi in “buono” -proiezione del proprio amore e introiezione dell’amore dell’oggetto buono- e “cattivo” -proiezione della propria aggressività e introiezione della persecutorietà dell’oggetto cattivo- (seno, feci, pene…madre, padre..).

Sviluppo psicologico suddiviso, quindi, in due fasi: 
posizione paranoica fino ai 4-6mesi di vita in cui avviene la scissione, data dal conflitto amore/odio, dell’oggetto in seno buono/seno cattivo: richiesta costante del soddisfacimento del bisogno e rabbia lì dove ciò non avviene;
posizione depressiva fino a circa i 9/12 mesi superamento della scissione, conseguente alla scoperta che l’oggetto è unico e la madre viene vissuta come oggetto esterno totale, verso cui sperimenta angoscia depressiva data dal timore di distruggerlo con la propria aggressività.

 

DONALD W. WINNICOTT (1896 – 1971)

Visione positiva dell’individuo come dotato di una naturale tendenza alla risoluzione e gestione dei conflitti e buone capacità di adattamento.

Lo sviluppo psichico ed emotivo, l’Io, il Sé e il rapporto col mondo esterno sono legati alle relazioni oggettuali primarie, specie quella con la madre, grazie alla quale, se sufficientemente buona, il bambino sperimenta il contenimento emotivo. Questo consente l’interiorizzazione di una madre buona, immagine questa che serve quando la mamma stessa è assente.
Una risposta parziale, alterata o mancata ai bisogni fisiologici e psicologici del bambino da parte della mamma, comporta annichilimento dell’Io e la costruzione di un falso Sé che compiace i bisogni di una madre assente o intrusiva e che serve da protezione al vero Sé, che così si permette di non sentire il dolore. 
Nella fase di passaggio dalla fusione all’indipendenza si crea una dimensione, uno spazio affettivo colmato dagli oggetti transizionali che hanno una funzione rassicurante di compromesso simbolico con la madre-ambiente e aiutano a elaborare la separazione, attraverso la gestione dell’ansia dovuta all’assenza dalla mamma stessa. 

HARRY STACK SULLIVAN (1892 – 1949

Centrale per lo sviluppo della personalità è l’esperienza interpersonale, che prende forma a partire da quella madre-bambino: la soddisfazione dei bisogni psicologici e di sicurezza favoriscono il formarsi di un Io buono, mentre alterazioni nella connessione emotiva madre-bambino, dovute all’ansia della madre che sollecita a sua volta l’ansia nel bambino, generano un Io cattivo o perfino un non-Io come nel caso di ansia elevata in intensità.

 

HEINZ KOHUT (1913 – 1981)

L’attenzione è centrata sul , struttura fondamentale della psiche e centrale della personalità, la cui coesione dipende dalle risposte empatiche della figura materna e si nutre nel e del rapporto con gli altri. 
Fisiologicamente, la personalità muove lungo un continuum che va da uno stato di grandiosità e onnipotenza (Sé grandioso: sono perfetto e tu mi ammiri), a un’attenuazione del Sé -dovuta a un’adeguata, progressiva e necessaria frustrazione- che va a fondersi con oggetti-Se idealizzati (tu sei perfetto e io sono parte di te): si favorisce, così, un sano sviluppo dell’autostima che, realistica, prende forma attraverso aspirazioni e produttività, accettazione dei propri limiti, empatia e abilità interpersonali funzionali. 
Se viene a mancare un’adeguata relazione madre-bambino, se l’ambiente -soprattutto da parte della madre e del padre nelle prima fasi di sviluppo- è scarsamente empatico e se non avviene un’adeguata frustrazione, necessaria al superamento dell’idealizzazione, il Sé si ripiega su se stesso in modo difensivo e subisce un arresto alla posizione grandiosa e onnipotente: questo è espressione di un disturbo della propria autostima (fissazione narcisistica).

 

JOHN BOWLBY (1907 – 1990)

L’attaccamento è un forte legame affettivo che la persona sviluppa -in modalità innata- verso altre persone, ma anche cose, animali, l’ambiente circostante, a partire dal legame primario madre-bambino a seguire per tutta la vita, secondo quattro fasi: 
da 0 a 8-12 settimane sono l’odore e la voce della mamma a permettergli di discriminare la sua presenza, da quella altrui; 
dal 6°-7° mese inizia a comparire una buona discriminazione delle persone con cui entra in contatto; 
dal 9° mese la figura di attaccamento è usata come base sicura da cui esplorare il mondo circostante, seppur cercando consenso e protezione; 
dai 3 anni il bambino impara a mantenere un senso di sicurezza anche in ambienti sconosciuti, a patto che siano presenti figure di accudimento secondarie. 
I legami primari orientano, quindi, gli scambi relazionali nell’infanzia e nell’età adulta. 
L’esperienza della base sicura è quella condizione che consente al bambino di allontanarsi, per esplorare il mondo circostante e farvi ritorno al bisogno o quando avverte qualche minaccia: interrompe l’esplorazione e raggiunge prontamente la madre per ricevere conforto, protezione e sicurezza. 
Ogni genitore è una persona che, a partire dalla sua infanzia, entro i primi 8 mesi di vita, ha interiorizzato la propria esperienza di attaccamento, diventando un vero e proprio modello operativo interno che influenza, successivamente, la risposta ai bisogni del proprio bambino: la qualità dell’attaccamento del bambino dipende dalla qualità della risposta ai suoi bisogni.
La figura materna, quindi, oltre l’investimento libidico e il soddisfacimento dei bisogni primari, ricopre un ruolo centrale riguardo le cure inerenti i vissuti emotivo-affettivi. 
Il bambino tra il terzo e il nono mese, così come tra il terzo e quarto anno di vita, reagisce al distacco secondo tre fasi: protesta, disperazione/ritiro in se stessi e distacco il cui passaggio dall’una all’altra è sfumato.
Durante la protesta l’attenzione è tutta incentrata sull’aspettativa del ritorno ed è vissuta con disagio; la disperazione si caratterizza da sconforto, atteggiamento di chiusura e perdita di speranza riguardo un possibile ritorno della mamma; nella fase del distacco, poi, l’attenzione e l’interesse per l’ambiente viene vissuto senza disagio. 

La Ainsworth, collaboratrice di Bowlby, attraverso l’osservazione di una Strange situation cercò di identificare il comportamento di attaccamento, il comportamento affiliativo e quello esplorativo. L’esperimento consistette in brevi episodi di separazione e riavvicinamento tra bambino e madre, in un ambiente sconosciuto al bambino eppure piacevole, e in presenza di un adulto estraneo eppure amichevole. 
Tre i pattern fondamentali di attaccamento rilevati:
– sicuro: sicurezza nell’esplorazione dell’ambiente circostante, convinzione di essere amabile, nessun timore abbandonico, capacità di sopportare distacchi prolungati, fiducia in sé. 
Caregiver attento, disponibile e protettivo.
– insicuro evitante: insicurezza nell’esplorazione, convinzione di non essere amato, tendenza all’evitamento della relazione per evitare un rifiuto sicuro, ci si affida esclusivamente a se stessi e non si chiede aiuto. 
Caregiver che disattende alle richieste di sicurezza e protezione.
– insicuro ansioso-ambivalente: insicurezza nell’esplorazione, convinzione di non essere amabile, incapacità di sopportare distacchi prolungati, ansia relativa al timore dell’abbandono, sfiducia nelle proprie capacità e fiducia nelle capacità altrui. 
Caregiver con risposte ambivalenti e minacce abbandoniche usate a scopo manipolatorio.
Un quarto pattern venne poi descritto da Main e Solomon:
– insicuro disorientato/disorganizzato: spaventato dalla stessa persona da cui dovrebbe sentirsi protetto, paura senza soluzione. 
Caregiver spaventato e spaventante.

La separazione precoce dal caregiver di riferimento è vissuto come evento traumatico e può avere diverse ripercussioni sulla vita dell’individuo a seconda della durata e del periodo in cui si verifica la separazione
Lo stile di attaccamento può essere modificato attraverso esperienze correttivo-riparative.

 

JAMES HILLMAN (1926 – 2011)   PSICOLOGIA ARCHETIPICA

Allievo di Jung, usò la metafora della Psiche come giardino e col suo mutare di stagione in stagione. Psiche è, così, l’esperienza tutta, intorno a noi, e non solo ciò che è nella testa di ognuno: la psiche non è dentro di noi, siamo noi ad abitare la psiche. Il dolore, come il piacere, fa parte dell’esistenza umana e c’è qualcosa che possiamo imparare da esso, esattamente come da qualunque altro aspetto dell’esistenza. 
Per studiare l’anima si deve scendere nelle profondità del mondo infero, di cui il sogno -appropriandosi delle immagini presenti nell’ambiente, per richiamarle alla memoria successivamente- ne è dimensione. 
Fare anima è stare con le immagini dell’anima. L’anima presenta immagini patologizzate, fantasie assurde: l’anima per sua natura patologizza e, questo, sottolinea l’autonoma capacità della psiche di creare malattia, stati morbosi, anormalità e sofferenza negli esseri umani. Di qui, afferma che non è importante arrivare all’eroica eliminazione dei sintomi, perché consentono un accesso alla vita e all’anima, che solo attraverso essi è possibile.
Attraverso i sintomi l’anima chiede attenzione: ci vuole il sintomo per ritrovare se stessi.
Gli uomini nel loro essere attivi sono animi e le donne nel loro essere sognatrici sono animae e le proiezioni hanno luogo anche attraverso le due diverse parti della psiche, quindi, non sono solo direzionate all’esterno; ogni figura Anima proietta un tipo particolare di figura Animus e viceversa. Anima coinvolge l’emotivo, l’irrazionale, relazione, connessione… e apporta Eros alla coscienza, ad Animus, invece, è coscienza, intelletto, riflessività, ponderatezza e conoscienza… e apporta Logos.
Essere psicologici, implica l’essere spirituali.

Hillman, come Jung, ritiene che possiamo andare con un altro soltanto fin dove siamo andati con noi stessi, aggiungendo, a questo, che possiamo andare con noi stessi, soltanto fin dove siamo andati con un altro.

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