SALUTOGENESI

AARON ANTONOVSKY (1923 – 1994)

Il presupposto -ormai riconosciuto e divulgato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, Carta di Ottawa, 1948)- è che la salute è qualcosa di più della semplice assenza di malattia: è una disposizione di benessere fisico, mentale e sociale, che coinvolge l’individuo in un’ottica olistica.


È partendo da questo assunto che Antonovsky ha sviluppato questo concetto, spostando il focus da ciò che genera malattia, a ciò che mantiene o riporta le persone in salute. Salute e malattia non si escludono a vicenda, ma muovono i passi lungo un continuum che prevede la necessità di ristabilire costantemente uno stato di salute, a partire dal superamento delle difficoltà. La salutogenesi si colloca all’interno di ciò che funziona, per farlo andare meglio, così come acquisisce una funzione riparativa, rispetto a ciò che in quel momento non va, potenziando i punti di forza e le risorse generali di resistenza presenti nell’individuo. Esiste, inoltre, nel rapporto con la realtà e la lettura che ne facciamo, un Senso di Coerenza interna -SOC- che garantisce, in quanto forza intrapersonale, uno stato durevole e dinamico di fiducia, secondo tre condizioni:

intelligibilità: capacità di cogliere dati e informazioni dall’esperienza, interna e esterna all’individuo, di organizzarle e integrarle;
trattabilità: convinzione e fiducia che le difficoltà possano essere affrontate.
sensatezza: disposizione della persona a vedere le difficoltà e, in base alla percezione di sensatezza della propria vita, scegliere di imparare da esse.
che coinvolgono tre dimensioni: quella spirituale che ha a che fare con la nostra vera natura, quella emotiva che fa da ponte tra il corpo e la mente, quella mentale fatta di pensieri, memoria, sensazioni, volontà, intuizioni, ragionamenti,

Senso di coerenza e stato di salute presentano dinamiche direttamente proporzionali.     

Il concetto di Salutogenesi, porta con sé, spesso, un duplice errore di valutazione da parte di chi ne fa uso:

> quello avanzato dal mondo del Counseling professionale che ritiene che lo Psicologo abbia un occhio orientato esclusivamente alla patogenesi
> quello avanzato dal mondo del Counseling e da non pochi colleghi Psicologi -che siano essi specializzati in psicoterapia o con altra formazione post universitaria- che fanno uso di questa parola come se riguardasse solo ciò che viene prima della patologia, in termini di prevenzione primaria, con lo stato di benessere associato.

Non è così.

La SALUTOGENESI offre una cornice ad ampio spettro che riguarda, sì, la salute in quanto tale, eppure non esclude la patologia.
Quello che fa è consentirci di cambiare la prospettiva attraverso la quale guardiamo alla patologia stessa, una prospettiva fatta di risorse, punti di forza, abilità, potenzialità, soluzioni…. fino a una lettura del sintomo non come mostro da eliminare, ma come un segnale da ascoltare, con cui entrare in rapporto dialogico e con cui collaborare.

Detto ciò, se è vero, come dice Hillman, che l’anima per sua stessa natura patologizza, ciò non vale per lo Psicologo:
NON E’ VERO CHE LO PSICOLOGO PER SUA STESSA NATURA PATOLOGIZZA.

 

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Francesca Di Donato – Psicologa L’Aquila e online
Psicologia clinica, dinamica della salute – percorsi individuali, di coppia, di gruppo.
Formazione e Supervisione. 

OMS – Carta di Ottawa 1948: “La promozione della salute è il processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla. Per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, un individuo o un gruppo deve essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di cambiare l’ambiente circostante o di farvi fronte. La salute è quindi vista come una risorsa per la vita quotidiana e non come il fine della vita. La salute è un concetto positivo che valorizza le risorse personali e sociali, come pure le capacità fisiche. Quindi la promozione della salute non è una responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma va al di là degli stili di vita e punta al benessere.”

Il concetto di Salutogenesi, porta con sé, spesso, un duplice errore di valutazione da parte di chi ne fa uso:

> quello avanzato dal mondo del Counseling professionale che ritiene che lo Psicologo abbia un occhio orientato esclusivamente alla patogenesi

> quello avanzato dal mondo del Counseling e da non pochi colleghi Psicologi -che siano essi specializzati in psicoterapia o con altra formazione post universitaria- che fanno uso di questa parola come se riguardasse solo ciò che viene prima della patologia, in termini di prevenzione primaria, con lo stato di benessere associato.

Non è così.

La SALUTOGENESI offre una cornice ad ampio spettro che riguarda, sì, la salute in quanto tale, eppure non esclude la patologia.
Quello che fa è consentirci di cambiare la prospettiva attraverso la quale guardiamo alla patologia stessa, una prospettiva fatta di risorse, punti di forza, abilità, potenzialità, soluzioni…. fino a una lettura del sintomo non come mostro da eliminare, ma come un segnale da ascoltare, con cui entrare in rapporto dialogico e con cui collaborare.

Detto ciò

se è vero, come dice Hillman, che l’anima per sua stessa natura patologizza, ciò non vale per lo Psicologo:

NON E’ VERO CHE LO PSICOLOGO PER SUA STESSA NATURA PATOLOGIZZA.

Tuttavia, colleghi, su questo non possiamo prendercela con i Counselor -qualora vi venisse in mente di farlo- ma sull’immagine che scegliamo NOI trasmettere e sull’uso appropriato delle parole attraverso cui ci raccontiamo e raccontiamo la nostra professione.

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