SISTEMICO-RELAZIONALE

GREGORY BATESON (1904 – 1980)

Oggetto di studio non è più la persona fine a se stessa, bensì l’individuo inserito nel suo ambiente, cioè nel suo sistema di riferimento, caratterizzato da una rete di relazioni, nelle quali avviene un costante passaggio di informazioni, che seguono le regole di
.retroazione, come superamento della causalità lineare, in cui prende forma una retroazione negativa-conservativa, che riporta il sistema al suo stato originario e retroazione positiva, che aumento della deviazione dalla condizione iniziale.
.circolarità, per cui ogni elemento del sistema è soggetto a influenza reciproca con tutti gli altri
.equifinalità, come superamento del determinismo causa-effetto, sostiene che il medesimo fine può essere prodotto da cause differenti, così come esiti diversi possono essere conseguenza della stessa causa originaria.

In un sistema, il tutto è diverso, dalla semplice somma delle parti.

Schismogenesi: dinamica che tende ad assumere le fattezze del circolo vizioso e che porta alla scissione, polarizzazione, separazione, tra individui o tra gruppi di persone, a causa di conflitti gestiti con una dose di aggressività reciproca, tra le parti coinvolte, in modo complementare, quindi asimmetrico, o simmetrico, giocato in funzione di ruoli posti sullo stesso piano.

Il paziente designato è il portatore del disagio di un intero sistema e ne è parte attiva, non passiva: ogni componente, all’interno di un preciso contesto, contribuisce al mantenimento della situazione problematica, la quale, con la partecipazione di tutti, si stabilizza su determinate modalità di funzionamento e di interazione. La condizione di malattia di cui si fa portavoce serve a mantenere uno stato di equilibrio dinamico e, dunque, omeostatico.

Il doppio legame è una forma di comunicazione interpersonale patologica in cui si trasmette un messaggio ambivalente e contraddittorio, che non consente di discriminare la reale intenzione comunicativa, tra ciò che è manifesto e ciò che è latente: può essere un doppio legale unipolare quando proviene da un’unica fonte (la madre, generalmente) e può generare un comportamento schizofrenico; può essere, altrimenti, un doppio legame bipolare quando le fonti sono due (tendenzialmente, madre e padre) e possono favorire un comportamento delinquente.

La psicopatologia è, quindi, anche conseguenza di un gioco relazionale, in cui, i ruoli, funzioni, comportamenti… rivestiti non sono chiari, espliciti, ben definiti… al punto che la persona ha difficoltà a inserirsi all’interno della trama narrativa del proprio sistema di appartenenza.

 

DONALD deAVILA JACKSON (1920 – 1968)

Rilevante è l’osservazione del comportamento, anche quello patologico, nel presente, tra le figure significative presenti nei contesti di riferimento del cliente e il più influente è il contesto familiare: in essi c’è sempre una tendenza verso il mantenimento di uno status quo e, al contempo, è presente anche una tendenza al cambiamento.

Omeostasi familiare: quando il paziente portatore del disagio migliora le proprie condizioni di salute, gli altri componenti del sistema iniziano a manifestare sintomatologie di vario genere, allo scopo di mantenere il proprio equilibrio omeostatico, anche se disfunzionale.

 

SALVADOR MINUCHIN (1920 – 2017)

Dinamiche familiari di un certo tipo generano reazioni comportamentali prevedibili: ad esempio, ruoli confusi, non definiti o definiti male, sistemi di ricompensa e punizione gestiti a caso e in modo improvviso, nonché imprevedibile vede come conseguenza il manifestarsi di comportamenti antisociali, caratterizzati da bassissima tolleranza alla frustrazione, l’agito preferito all’uso della parola, impulsività…; la condizione desiderabile è quella data da ruoli stabili e ben definiti, regole e condizioni/conseguenze esplicitate, confini funzionali, flessibilità.

 

MURRAY BOWEN (1914 – 1990)

Genitori che si confrontano con la mancata differenziazione emotiva dalla loro famiglia di origine si rapporteranno, con i propri figli, secondo schemi e modalità direttamente rispondenti a questa non differenzazione; a loro volta, i figli, una volta divenuti genitori, replicheranno questo modello di separazione emotiva non riuscita.
La relazione, in questo tipo di coppia genitoriale, è di tipo conflittuale, caratterizzata da distanza emotiva, e viene gestita attraverso il coinvolgimento di un figlio, che favorisce, in quel sistema a tre, il raggiungimento di una certa omeostasi: triangolazione.
La differenzazione di sé, con la conseguente acquisizione della posizione Io, è un processo che permette alla persona di sottrarsi dall’Io-familiare ovvero uno stato di fusione gruppale chiamato identità emotiva conglomerata, in cui i confini di ognuno sono confusi, poco definiti, persino fusionali.
.Chi non riesce a differenziarsi, cercherà altri legami di dipendenza affettiva.
.Chi non riesce a differenziarsi, ma mette in atto il cosiddetto taglio emotivo, , si separerà fisicamente attraverso una finta e dolorosa separazione emotiva, intesa come rottura traumatica dei processi di appartenenza necessari per la costruzione della propria identità; tanto maggiore e netto è il taglio, tanto più facilmente la persona riproporrà questo modello di interazione, nelle relazioni future: difronte ai problemi si allontanerà.
.Chi non riesce a differenziarsi, non si separa dalla famiglia, ma comunque mette in atto un taglio emotivo, nei momenti di stress e difficoltà, sarà soggetto a stati depressivi e forme di dipendenza.

Il genogramma permette di esplorare la storia della persona inserita in un sistema familiare trigenerazionale, per cui affrontare il “qui e ora” è possibile se si va “lì e allora”.

 

CARL WHITAKER (1912 – 1995)

Il terapeuta deve mostrarsi con tutte le sue debolezze e i suoi valori, essere autentico e rispondere in modo personale; si occupa dello spazio fisico e del confine emotivo dell’esperienza della famiglia, favorisce l’apertura all’aspetto irrazionale delle emozioni e lo svincolo da ruoli troppo rigidi; tuttavia, rimanda a loro la responsabilità, senza assumere deleghe che passivizzino i membri.
Può provocare la crisi, generare confusione, affinché vengano decostruite le convinzioni rigide e gli si permetta di disimparare, per apprendere nuove modalità: la famiglia, che racchiude in sé la capacità di crescere e lottare, è così stimolata ad attivare risorse per gestire il conflitto, sporcandosi le mani fino in fondo.
I segreti rivelati al terapeuta vanno esplicitati a tutti, così da garantire un rapporto onesto: tutto questo è importante dichiararlo da subito alla famiglia al momento della presa in carico.
La presenza del co-terapeuta è di sostegno al terapeuta, che può, a un certo punto, essere risucchiato nel campo emotivo familiare e garantisce, inoltre, una posizione più vicina alla realtà, in quanto ogni terapeuta assume il ruolo di pseudo genitore adottivo temporaneo (assunzione della coppia genitoriale).

 

MILTON ERICKSON (1901-1980)

Il problema, il conflitto e/o il sintomo che l’individuo porta in terapia è parte del sistema in cui egli è inserito e gli è necessario per vivere in quello stesso sistema: svolge un ruolo ben preciso, adempie a molteplici funzioni e, per questo, presenta connotazioni positive; in alcuni casi, inoltre, non può essere risolto, superato o aggirato… bensì va accolto e, di conseguenza, vanno stimolate abilità di gestione che gli consentano di vivere in modo più funzionale con quello che c’è.  

Obiettivo della terapia, dunque, non è tanto la soluzione del problema nella sua totalità, quanto creare le condizioni affinché la persona abbia la possibilità di acquisire una modalità di funzionamento più costruttiva e adeguata rispetto alla realtà in cui è inserita e alle risorse disponibili. Ne consegue che accettazione e la validazione dell’esperienza e del problema da parte della persona sono le condizioni necessarie che permetteranno di poter procedere con l’utilizzazione delle risorse che sono meno evidenti e di cui l’inconscio, con tutta la sua complessità, ne è privilegiato contenitore.

La via d’accesso a questo contenitore è data dalla metafora che, capace di aggirare le resistenze, non deve parlare alla coscienza, bensì alla mente inconscia, utilizzando il suo stesso linguaggio.

L’approccio è naturalistico, quindi le suggestioni -indirette- vengono impartite quando si è innescato un naturale stato di trance quotidiana (predominio emisfero destro e attivazione del parasimpatico.

I compiti a casa, fanno da ponte tra un incontro e l’altro, come continuazione del rapporto terapeutico e, quindi, come un’opportunità di proseguire il lavoro e favorire il cambiamento, anche a seduta terminata

Le prescrizioni paradossali, costruite su misura sulla persona, mettono in condizione di usare creativamente ciò che già c’è, acquisendone padronanza: ne è un esempio la prescrizione del sintomo, per cui il comportamento sintomatico perde potere, in quanto perde la sua qualità spontanea; così come ne è esempio anche l’incoraggiare la resistenza, la quale -ricorda- non va considerata negativamente, poiché contiene quella mappa che, se canalizzata in modo diverso e funzionale, porta alla risoluzione del sintomo.  

Se è possibile recuperare dal passato risorse, esperienze e strategie messe in atto, è anche possibile muoversi nel futuro, immaginarsi con il problema risolto e, voltandosi all’indietro, individuare tutti i passi che ne hanno determinato il superamento.

La realtà, l’esperienza, la comunicazione e il comportamento si presentano su livelli multipli di significato e vanno incontrati uno a uno, senza cercare di ridurli a un unico livello.

 

JAY HALEY (1923 – 2007)

Per questo esponente della terapia strategica, le relazioni umane si dispiegano sul susseguirsi di lotte di potere, volte a determinare chi detta le regole in quelle stesse relazioni; il sintomo stesso è uno strumento di controllo sull’altro e sulla relazione.

Le soluzioni al problema possono essere esse stesse il problema.

All’interno del suo modello di terapia del problem solving, parla del triangolo perverso: all’interno di una gerarchia, due persone -poste su livelli gerarchici differenti- stringono un’alleanza, una coalizione transgenerazionale, gestita contro una terza persona, a cui viene negata l’alleanza stessa (es. alleanza mamma-figlia, contro il padre).

 

VIRGINIA SATIR (1915 – 1988)

La sofferenza risponde soprattutto a regole di carattere emotivo ed è conseguenza di un’autostima minata, entro un sistema familiare che non offre gratificazione, sostegno apprezzamenti, riconoscimento e conferme, così come non favorisce l’individuazione del singolo.  

Procedere con la scultura della famiglia, entro un processo di ricostruzione familiare, permette di “vedere situazioni vecchie con occhi nuovi”, individuare copioni, favorire empatia, elaborare esperienze negative.



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