Sostegno, prevenzione e abilitazione-riabilitazione in ambito sanitario sono terapie

In tutta la letteratura scientifico-sanitaria  il supporto o sostegno, la prevenzione e le attività di abilitazione-riabilitazione, atti che definiscono anche la professione di psicologo nel’articolo 1 della Legge 56/89, sono considerate attività terapeutiche, cura, terapia (care, cure, treatment)

In letteratura si parla infatti anche di terapia supportiva (terapia di sostegno/supporto o supporto/sostegno terapeutico), terapia preventiva (terapia preventiva o prevenzione terapeutica ) e terapia abilitativo-riabilitativa.

In inglese queste locuzioni sono tradotte con support therapy o therapeutical support, preventive therapy o therapeutical prevention, rehabilitation therapy o therapeutical rehabilitation.

E questo vale sia nei casi  in cui si parli di psicologo sia nei casi in si parli di qualsiasi altro professionista sanitario.

Esaminiamo adesso il significato di questi termini in ambito clinico-sanitario (dentro e fuori l’ambito psicologico).

Supporto (o terapia sopportiva): in ambito clinico sanitario, qualsiasi attività terapeutica che mira ad assistere le persone nel superamento delle proprie difficoltà di salute laddove l’intento non sia necessariamente la cura definitiva di una malattia o di un disturbo.

Rientrano in questo processo tutti gli interventi volti, per esempio, ad assistere i portatori di patologie croniche, degenerative o legate al fine vita ma anche quelli di aiuto a persone disorientate, confuse o con bassi livelli di auto-efficacia percepita in determinati settori della vita.

Il sostegno è un’attività molto legata al concetto di concetto di cura (care, in inglese) intesa come presa in carico dei bisogni del paziente/cliente e al concetto di cura (cure, in inglese) intesa invece come trattamento di una specifica patologia o di uno specifico problema di salute.

Attenzione: care e cure sono entrambi trattamenti terapeutici che possono entrar a far parte delle dinamiche supportive di un professionista sanitario: l’uno non esclude l’altro. Qui, si sta solo facendo una distinzione puramente teorica, descrittiva ed esplicativa.

Si parlerà di sostegno e cura nel senso di care quando ci si focalizzerà sui bisogni emotivi, affettivi e sociali di un paziente (e del suo ambiente familiare) utilizzando come strumenti principali di intervento l’empatia, l’ascolto attivo, l’incoraggiamento, ecc. Questo è un sostegno rivolto essenzialmente alla Persona.

Si parlerà di sostegno e cura nel senso di cure quando l’obiettivo del professionista sarà il trattamento di una patologia – anche nei casi in cui essa è irreversibile – o di una problematica specifica (di natura non necessariamente patologica) utilizzando qualsiasi strumento che ne permetta la risoluzione, anche solo parziale, o quantomeno permetta di ostacolarne l’evoluzione negativa.

In molti casi – in cui le specifiche principali condizioni di salute di un individuo sono assolutamente refrattarie a qualsiasi intervento medico o psicologico – il sostegno (cure) potrà avere come focus le condizioni di salute secondarie.

RICORDA: non vi può essere cura (cure)

senza senza cura (care)

Prevenzione (o terapia preventiva): in ambito clinico-sanitario qualsiasi intervento terapeutico finalizzato ad evitare che possano comparire o ricomparire sintomi di disagio o problemi di salute fisica e psicologica; ma anche qualsiasi intervento che miri ad ostacolare la cronicizzazione di una condizione disadattiva, disfunzionale e/o patologica.

Prevenire significa eliminare o ridurre i fattori di rischio ma anche fornire informazioni utili e corrette per fare scelte più opportune, potenziare la resilienza, sviluppare le capacità adattive, migliorare le abilità. Significa cioè fornire o dare la possibilità di sviluppare le proprie risorse interne ed ambientali.

In letteratura si distinguono tre tipi di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria:

  • Prevenzione primaria: fare in modo che non si sviluppino sintomi di disagio o malattia.
  • Prevenzione secondaria: fare in modo che il disagio o la malattia già presente, seppur in forma non sintomatica, non si aggravi o si cronicizzi. Tale espressione di usa anche in riferimento ai danni biologici o psicologici in atto che ancora non si sono manifestati sotto forma di malattia o di disturbo.
  • Prevenzione terziaria: fare in modo che il disagio o la malattia, presenta in forma sintomatica, non si aggravi o quantomeno rimanga sotto controllo. Tale locuzione si utilizza anche per indicare qualsiasi intervento volto al trattamento di una patologia temporaneamente guarita ma con alti rischi di recidiva. In quest’ultimo caso si lavora affinché l’organismo sviluppi risorse e abilità utili alla propria auto-protezione fisica e mentale.

Si osservi come queste definizioni sembrano anche coincidere con le attività di sostegno e abilitazione-riabilitazione.

Abilitazione-riabilitazione: qualsiasi intervento terapeutico sanitario che ha come obiettivo lo sviluppo di funzioni e abilità non pienamente sviluppate (abilitazione: rendere abile e funzionale) e/o il recupero di quelle parzialmente o totalmente perdute o compromesse (riabilitazione: rendere nuovamente abile e funzionale).

Le attività di abilitazione-riabilitazione in genere non sono tra di loro separate ma costituiscono due facce della stessa medaglia nell’intero processo di cura delle persone: spesso non può esservi abilitazione senza riabilitazione e viceversa.

Chi sono i destinatari delle attività di abilitazione-riabilitazione? Tutti coloro che a causa di un deficit genetico, di una malattia, di un disturbo, di un incidente, di un’intervento chirurgico o di un trauma risultano carenti in determinate abilità e che, conseguentemente a ciò, vivono con difficoltà lo svolgimento di tutte quelle attività personali e sociali che darebbero valore alla propria vita e consentirebbero la realizzazione del proprio benessere potenziale.

Nella letteratura scientifico-sanitaria degli ultimi decenni questi individui sono stati definiti spesso “disabili” o “portatori di disabilità” mentre gli ostacoli fisici e sociali che devono affrontare sono stati nominati handicap (l’handicap quindi non è la disabilità o incapacità di un individuo disabile ma l’incapacità dell’ambiente fisico e relazionale di andare incontri ai suoi bisogni e ai suoi diritti!).

Si evidenzi però una cosa molto importante: oggi coerentemente con l’affermazione del nuovo concetto di salute dato dall’OMS – salute non solo come assenza di malattia ma anche come realizzazione del proprio benessere potenziale – le attività di abilitazione-riabilitazione si stanno sempre più rivolgendo anche a persone che comunemente non definiremmo disabili ma che – in virtù dei fisiologici e naturali processi di invecchiamento o di modificazione corporea che la vita a volte ci impone (per esempio stato di gravidanza) – si possono trovare cronicamente o temporaneamente in una situazione  di difficoltà motoria, percettiva, cognitiva o emozionale tale da richiedere assistenza specialistica abilitativo-riabilitativa.

N.B 1 in letteratura sanitarie i disturbi psicologici vengono definiti come menomazioni o disabilità proprio per gli effetti disabilitanti che determinano sull’individuo che ne soffre e/o sul suo ambiente socio-relazionale. Per queste ragioni si parla spesso di riabilitazione come cura per i disturbi mentali e comportamentali (questo avviene nel mondo; in Italia si è preferito ri-etichettare tutti gli interventi riabilitativi rivolti a questa categoria di condizioni di salute con il termine psicoterapia….)

In base al DSM per esempio affinché si possa diagnosticare un disturbo mentale è necessario che il disturbo incida in modo clinicamente significativo sul funzionamento mentale, psicofisico e relazionale, ed è necessario che esso si presenti con una certa cronicità.

N.B 2 in letteratura spesso si usa sinteticamente la sola parola “riabilitazione” per indicare l’intero e comprensivo processo di cura abilitativo-riabilitativo di sviluppo di nuove e vecchie abilità/funzioni.

N.B 3 in letteratura sanitaria si usa spesso la parola riabilitazione per indicare un lavoro terapeutico su singole abilità/funzioni ma anche sull’intero funzionamento di un organo o di un sistema fisiologico, psicologico, relazionale. La riabilitazione è quindi intesa come un trattamento terapeutico volto al recupero della salute e del benessere delle persone.

N.B 4 In letteratura sanitaria sebbene la riabilitazione sia intesa come un vero e proprio percorso di cura – ovvero come una vera e propria terapia- spesso si legge la locuzione “riabilitazione e cura” che lascia intendere che le due attività, riabilitazione e cura, siano cose distinte e separate. In verità non è così. L’espressione “riabilitazione e cura” indica solo una visione medico-centrico della cura basata sulla ingiusta iper-valorizzazione degli atti terapeutici del medico a discapito di quelli di altri professionisti (non dimentichiamo che molte professioni sanitarie della riabilitazione sono nate solo negli ultimi anni e per anni sono state considerate solo di supporto al lavoro medico considerato la cura, la terapia per eccellenza).

N.B 5 In letteratura sanitaria la riabilitazione è intesa come un’attività complementare, di supporto (ma non necessariamente meno importante) a quella medica e consistente nel trattamento non farmacologico e non chirurgico di una qualsiasi condizione di salute. In base a questo detto la riabilitazione sarebbe un intervento volto non tanto alla cura degli aspetti biochimici di una patologia ma ai suoi aspetti funzionali, non organici, e socio-relazionali.

N.B 6 Distinzione tra riabilitazione sanitaria e sociale. Spesso in letteratura si utilizzando due diversi aggettivi diversi per indicare i vari interventi riabilitativi, “sanitaria” e “sociale”.

  • Si usa la locuzione riabilitazione sanitaria in due casi: 1) se chi la svolge è un professionista sanitario; 2) se l’intento è di cura/terapeutico ovvero se l’obiettivo è la cura (trattamento, treatment) di una condizione di salute interna alla persona (un disturbo, una disfunzione, una disabilità).
  • Si usa la locuzione riabilitazione sociale in due casi: 1) se chi la svolge non è un professionista sanitario ma un individuo che con competenze diverse opera all’interno della comunità o di una rete sociale; 2) se l’intento non il trattamento terapeutico di una condizione interna alla persona (un disturbo, una disfunzione, una disabilità) bensì l’inserimento sociale, lavorativo, scolastico della stessa dopo o durante un trauma, un incidente, una malattia, ecc.
  • Si usa la locuzione riabilitazione sociosanitaria in due casi: 1) per indicare l’intero processo di cura riabilitativo che viene attivato da un’equipe sanitaria con la collaborazione delle istituzioni e dell’intero sistema comunitario; 2) per indicare anche solamente l’intervento di tutti quei professionisti che ritengono che non sia possibile curare una specifica condizione di salute senza intervenire sui sistemi e sulle dinamiche relazionali di un individuo. Potremmo sostenere coerentemente a tutto ciò che tutti gli interventi di uno psicologo e di uno psicoterapeuta (psicologo o medico) siano interventi quasi sempre di riabilitazione socio-relazionale

N.B 7  Il medico abilita e riabilita? Dipende dal significato contestuale che attribuiamo ai termini abilitazione-riabilitazione:

  • Se per abilitazione-riabilitazione intendiamo qualsiasi intervento volto al miglioramento e al recupero della salute non possiamo assolutamente negare che anche l’intervento medico rientri a pieno titolo nell’intero processo della riabilitazione sociosanitaria. In medico, soprattutto in italia, infatti non solo è parte delle equipe riabilitative ma ne è anche il responsabile!
  • Se per abilitazione-riabilitazione intendiamo un intervento di supporto non farmacologico e non chirurgico alle attività mediche, il medico non abilita e non riabilita (vedi locuzione “riabilitazione e cura”) nulla a meno che non decida di usare metodi non chimici e non chirurgici (per esempio, medico psicoterapeuta o in molti casi medico fisiatra).
  • Se per abilitazione-riabilitazione intendiamo qualsiasi intervento volto direttamente allo sviluppo di determinate funzioni e abilità senza focalizzazione sul loro substrato biochimico il medico non abilita e non riabilita.

ATTENTO: tutte le distinzioni qui poste hanno valore puramente orientativo e teorico. La realtà professionale integra e separa in modi molto creativi tutti gli elementi fino ad adesso evidenziati.

N.B 7 Qual’è la differenza tra riabilitazione e empowement personale? A mio avviso non vi è alcuna distinzione. Entrambi i termini indicano il mantenimento, la promozione e il recupero delle abilità individuali di natura fisica, psichica e relazionale.

IN SINTESI: la RIABILITAZIONE (o meglio il processo abilitativo-riabilitativo) è un intervento terapeutico e sociosanitario rivolto a persone che per questioni di salute più o meno gravi trovano difficoltà ad realizzarsi nei vari settori della vita (familiare, scolastico, professionale, ricreativo)

RICORDA: la distinzione tra sostegno, prevenzione e abilitazione-riabilitazione è una distinzione puramente teorica. Questi concetti infatti vengono spesso utilizzati anche come sinonimi, dato che in ogni attività sopra definitiva convergono in maggiore o minore misura elementi definitori anche delle altre.

Il sostegno verrà usato anche per prevenire e abilitare-riabilitare

Le attività di abilitazione-riabilitazione verranno usate anche per sostenere e prevenire.

Le attività di prevenzione verranno usate anche per sostenere e abilitare-riabilitare.

Enrico Rizzo – Psicologo (Palermo)

Cell. 393 5288349

 

 

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