Un NO è solo un NO

Un “no” è solo un “no”.
Si può sopravvivere ai “no” e imparare a gestirli; quando sono rivolti ai piccoli, se vengono spiegati/motivati e non seguiti da un “perché lo dico io!” diventano un’ottima palestra per confrontarsi con il mondo fuori, crescendo.

Quindi, per aiutare tuo figlio ad accogliere quel “no” come un’indicazione sufficientemente buona e non come rifiuto:

~ sii innanzitutto sicuro tu di quel “no” e vivilo, a quel punto, con serenità e convinzione

~ accertati, ogni volta che è possibile, di essere nella disposizione migliore possibile per affrontare la questione: evita, per esempio, i momenti in cui sei troppo stanco ed è più facile perdere la pazienza

~ usa una voce ferma e tranquilla, con un volume misurato

~ piegati sulle gambe, davanti a lui, in modo da essere alla stessa altezza fisica di tuo figlio

~ cerca il contatto visivo

~ cerca un contatto fisico -ad es. tieni la sua mano-, che trasmetta convinzione, presenza, stabilità, senza perdere di vista l’accoglienza

~ tieni conto che può seguire un’atteggiamento di protesta

~ mostra empatia verso la frustrazione che quel “no” porta con sé e legittimala

~ accogli eventuali domande e offri i chiarimenti necessari

~ evita ingiunzioni, giudizi e colpevolizzazioni

~ attieniti fino in fondo a quel “no”

~ quando necessario, fa che sia coerente con il tuo comportamento (es. dire a tuo figlio di non buttare la carta a terra, quando tu la butti, trasmette un messaggio non coerente)

e, infine, ma non meno importante, chiediti che rapporto hai tu con i NO.
Francesca

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