Una storia di amore e presenza. Tratto da una storia vera.


Prenditi 10 minuti. Ti racconto una storia, amara e dolce nel contempo, avvenuta questa sera, che vale la pena leggere.

Roma. Metropolitana. 
Tragitto stazione Termini – Eur. 
Entro, trovo posto a sedere. Le fermate sono molte, quindi va più che bene sapere di farmi il tragitto seduta. Ne approfitto per rilassarmi un po’. 
A circa quattro fermate dalla mia tappa di arrivo, accade qualcosa di improvviso, un trambusto fatto i persone che si muovono e qualcuno che urla, la persona accanto a me si alza veloce, e un uomo alto, sulla 40ina posa il bambino sul sedile. Lo guardo. Il bambino, intendo. È bianco. Completamente bianco in volto. Velocemente noto il padre, padrone della situazione, in ginocchio davanti al bambino, ma la mia attenzione è catturata subito dalla donna, che è in piedi, oltre il bambino, quindi è un po’ distante da me: piange, urla spaventata, trema. 
Con una naturale propensione, mi alzo, mi avvicino a lei e, mentre io le tendo la mano, lei me l’afferra, e guardandomi in modo implorantice dice “aiutami!”. Sembra una bambina, completamente disarmata. Provo una tenerezza infinita. 
La guardo fissa negli occhi e con calma la invito a respirare insieme a me, di farlo più lentamente, e l’ho percepito che si stava affidando, tanto che ho iniziato a sentire la mano meno serrata, ma comunque piena nella presa alla mia. Le dico, con voce posata, che ora è importante stare calma per suo figlio -che nel frattempo avevo scorto avesse riaperto gli occhi e che era lì accudito dal padre-, le dico che lui ha bisogno di lei in quel momento e che non è sola, ci sono io lì con lei. Mi ha fatto cenno con la testa di aver capito. 
C’era un posto libero vicino a suo figlio, le chiedo se vuole sedersi. Lo fa e, nel mentre, continua a tenermi la mano. Resto in piedi, accanto a lei, e inizio anche ad accarezzarle la testa. 
Come si siede, vedo quell’uomo, che davvero in quel momento stava impersonificando il ruolo del padre e del marito: da padre, lo ascolto che parla al figlio, con voce pacata e ferma; lo vedo che lo osserva attento e, inoltre, per stimolarlo al dialogo, sento che gli propone una Coca-Cola. Nel mentre, da marito, tiene la mano sul ginocchio di sua moglie e la rassicurava dicendole “guardalo, le labbra stanno riprendendo colore, sono rosse, tranquilla”.

Lì in quel momento c’era un UOMO: fermo, calmo, presente in tutti i modi in cui fosse possibile esserlo.

Arriva la loro fermata. Questo Papà e Marito, prende il bambino in braccio e dice a sua moglie “dai, andiamo a prendere una coca cola tutti insieme”. Lei si alza. Mi guarda. Mi ringrazia. Lui la chiama per nome e ripete, sempre con voce ferma e calma, guardandola dritta negli occhi, “andiamo, la Coca cola ci aspetta”. Lei lo raggiunge. Escono dalla metropolitana. Li vedo allontanarsi, mentre la metro riparte.

Ecco. 
Oggi ti dono questo: l’immagine di una FAMIGLIA in un momento di crisi gestito con AMORE.

Con amore, Francesca.


Immagine presa da Radio spazio noi di Palermo.



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